
L’idea di un certificato vaccinale Covid-19 non fa impazzire l’epidemiologo Marcel Salathé, ex membro della Task Force scientifica dell’UFSP che aveva dimissionato a febbraio. Secondo l’esperto il documento, che il Governo vuole rendere disponibile da giugno, sarà indispensabile per i viaggi all’estero, ma in Svizzera andrebbe usato con la maggior moderazione possibile.
“Mi inquieta che l’accesso sia garantito a seconda degli anticorpi”
L’idea di un concerto riservato alle persone vaccinate irrita enormemente Salathé. “Mi inquieta il fatto che gli anticorpi presenti nel mio sangue determinino dove posso e non posso andare”, afferma l’ex membro della task force della Confederazione in un’intervista concessa all’edizione odierna dei giornali svizzerotedeschi del gruppo Tamedia.
Salathé giudica delicato trattare in modo diverso i gruppi di popolazione sulla base di criteri sanitari. I costi e i vantaggi di tale soluzione devono essere soppesati con attenzione, prosegue, facendo notare che, se molte persone si vaccinassero, per il virus sarebbe molto difficile diffondersi e non ci sarebbe bisogno di controlli per accedere ai vari luoghi.
“Illusorio eliminare tutti i rischi”
In ogni caso, dal punto di vista epidemiologico non è ancora possibile dire se un certificato Covid sia utile. Le varianti potrebbero in effetti rapidamente modificare il corso della pandemia. È quindi illusorio, avverte l’esperto, credere che tutti i rischi vengano eliminati attestando l’avvenuto test o immunizzazione.
Ieri, durante la consueta conferenza stampa post seduta del Consiglio federale, il ministro della sanità Alain Berset ha confermato che il certificato sta per essere messo a punto. Esso permetterà di ottenere dei privilegi. Ad esempio, presentando questo documento le persone vaccinate, guarite dal coronavirus o testate negative di recente potranno accedere ai concerti.
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