
Sono diminuiti nel 2017 in Svizzera, rispetto ai 2 anni precedenti, i sequestri di scialli di shahtoosh, una lana considerata tra le più soffici, calde e pregiate del mondo per ottenere la quale l'animale utilizzato, l'antilope tibetana o chiru, rischia l'estinzione. Il calo rispetto al 2015 (72 sciarpe) e al 2016 (61) è tuttavia dovuto a un minor numero di controlli per problemi di personale e al più basso numero di scialli confiscati nei singoli sequestri, spesso uno solo invece di molti, indica in una nota diramata oggi l'Ufficio federale della sicurezza alimentare e veterinaria (USAV). I minori sequestri del 2017 - rileva - sono solo una piccola parte del traffico illegale, che assume una dimensione internazionale. Uno scialle di lana shahtoosh (o shahtush, parola persiana che significa "re delle lane" o "lana dei re" secondo le traduzioni trovate in internet) costa fino a 20'000 franchi. Dato che le antilopi tibetane selvatiche, da cui viene ricavata questa lana, non possono essere addomesticate, per la tosatura vengono uccise dai bracconieri. Per la produzione di un solo scialle vengono ammazzati da due a cinque animali protetti. Per i 24 scialli confiscati l'anno scorso, per esempio, sono stati utilizzate 136 antilopi tibetane, mentre per le 72 sciarpe sequestrate nell'anno record 2015 ce ne sono volute 288. Dall'inizio del secolo scorso - rileva l'USAV - la popolazione di questa specie protetta è diminuita di oltre il 90 % (da circa un milione di esemplari a meno di 75'000, secondo Wikipedia) e nonostante i notevoli sforzi intrapresi dai Paesi di origine (Cina, India, Nepal), il commercio internazionale continua a crescere a causa della grande domanda. Secondo l'USAV gli scialli sequestrati in Svizzera sono solo la punta dell'iceberg. Per questo motivo, Berna ha rafforzato la collaborazione internazionale: nel luglio 2016, in collaborazione con l'Interpol, la Svizzera e altri paesi interessati hanno adottato misure per una procedura coordinata. L'Ufficio federale punta anche a un lavoro di sensibilizzazione dei consumatori che, "stando alle loro affermazioni, spesso non sanno che indossano lana di una specie animale minacciata di estinzione".
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