
"Più sono severi e più mandati ricevono dall’Ai, l’assicurazione invalidità, e dalle assicurazioni private che così risparmiano sulle rendite. Un bel business in cui la vittima è il paziente". Marco Probst, avvocato e presidente di Procap Ticino, organizzazione attiva in favore delle persone con disabilità o in ambito sociale, conosce bene il tema delle perizie mediche. "Paginate di analisi, in cui ci si perde". Ne sanno qualcosa gli avvocati di Procap Svizzera, specializzati nel diritto delle assicurazioni sociali, che ogni anno trattano oltre duemila dossier giuridici (vedi riquadro) e che sostengono la proposta di alcuni parlamentari nazionali di registrare i colloqui peritali. "Esigiamo la massima trasparenza", sottolinea Probst al Caffè.
Una trasparenza che, secondo organizzazioni per la disabilità, avvocati e anche medici non c’è. Anche l’Ai, sostengono, farebbe capo sempre agli stessi esperti, "quelli più compiacenti", osserva Probst. "La nostra indipendenza è garantita - replica Harald Sohns, dell’Ufficio federale delle assicurazioni sociali, al settimanale Locarnese -. Inoltre, il Tribunale federale qualche anno fa ha introdotto un sistema informatico che distribuisce i mandati pluridisciplinari a caso ai centri. Se alcuni periti, per specialità particolari, sono chiamati dall’estero devono comunque adempiere a precisi requisiti imposti dalla legge svizzera. La priorità per noi è la qualità del lavoro".
Una qualità venuta decisamente meno alla clinica Corela, per cui nel 2018 il Tribunale federale ha riconosciuto la falsificazione delle perizie mediche a scapito degli assicurati. "Un caso estremo ma non vorrei fosse solo la punta dell’icerberg", commenta Probst.
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