
I mass media svizzeri privilegiano sempre più il divertimento a scapito di temi politici, economici e culturali: è quanto emerge dagli Annali 2014 sulla qualità dei media. Gli autori dello studio hanno pure constatato che mancano i mezzi finanziari necessari a un giornalismo diversificato. "L'informazione occupa una funzione centrale nella democrazia", ha sottolineato in una conferenza stampa a Berna il professore all'Università di Zurigo Kurt Imhof, che ha guidato il team di ricercatori. "Il calo della qualità dei media è dunque molto problematico", ha aggiunto. Se il budget che i consumatori possono consacrare ai media è aumentato, le spese destinate unicamente al giornalismo di informazione sono in costante diminuzione. Secondo lo studio, "la Svizzera è diventato un Paese di giornali gratuiti". Questa "cultura del gratuito" è stata pure favorita dall'introduzione tardiva delle piattaforme online a pagamento. Oggi soltanto la "Neue Zürcher Zeitung", "Le Temps" e il "Tages-Anzeiger dispongono del cosiddetto "paywall" (gli utenti possono leggere fino a un certo numero di notizie gratuitamente sul loro sito, poi pagano ndr.). Risparmi che influiscono sulla qualità Sotto la pressione di misure di risparmio decise dagli editori, la gerarchizzazione dell'informazione è sempre meno praticata a causa della mancanza di personale sufficientemente formato. Nei giornali a pagamento, l'emorragia finanziaria si nota in particolare nella riduzione costante del numero di produzioni proprie. Al loro posto, i media puntano sempre più su argomenti "leggeri". Le informazioni sportive e di divertimento sostituiscono man mano gli articoli politici o economici. Inoltre, il consumo crescente di informazioni su un supporto mobile favoriscono questo sviluppo. Le informazioni "people" vengono infatti privilegiate. Sempre secondo lo studio, tra il 2012 e il 2013 gli utenti dei siti online della stampa gratuita e dei tabloid sono aumentati del 34%, mentre quelli dei siti web dei giornali in abbonamento sono aumentati soltanto dell'11%. Editori non sono d'accordo I ricercatori hanno analizzato i media di ogni genere con particolare riferimento alla diversità, alla pertinenza, all'attualità e alla professionalità. La radio del servizio pubblico ha ottenuto i risultati migliori. È seguita dalla "Neue Zürcher Zeitung" e da "Le Temps", dai giornali domenicali e dalla televisione pubblica. Hanno invece ricevuto i voti peggiori i giornali online, i tabloid e i gratuiti. Gli Annali, giunti ormai alla quinta edizione, suscitano controversia nel mondo dei media. In seguito alle cattive note ricevute, l'associazione degli editori svizzero-tedeschi "Schweizer Medien" aveva giudicato lo studio pubblicato nel 2013 come "inutile" per misurare lo stato dei media.
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