
L'autore presunto del massacro del 2 gennaio 2013 di Daillon, in Vallese, nel quale furono uccise tre donne mentre due uomini rimasero feriti, potrebbe essere dichiarato irresponsabile dai giudici. Il pubblico ministero ha formulato oggi questa richiesta in tribunale a Sion e ha auspicato una misura terapeutica. La sentenza sarà annunciata pubblicamente giovedì.
Dopo il dramma erano state ordinate due perizie psichiatriche, che sono giunte allo stesso risultato: l'imputato soffre di schizofrenia paranoide e va ritenuto irresponsabile, ha spiegato in aula la procuratrice titolare del caso.
Il fatto di sangue era avvenuto nel villaggio di montagna situato nella regione di Sion poco prima delle 21. L'imputato, allora 33enne e in possesso di numerose armi, dopo aver passato il pomeriggio a bere in diversi locali pubblici aveva dapprima aperto il fuoco dalla finestra di casa sua e aveva poi continuato per strada, sparando in pochi minuti una trentina di colpi. Tre donne di 32, 54 e 79 anni erano morte sul posto, raggiunte da numerosi proiettili alla testa e al petto. Due uomini erano rimasti feriti: un 33enne - compagno della vittima più giovane, con la quale aveva figli piccoli - ricoverato in condizioni disperate, e un 63enne - zio dello sparatore - colpito a una spalla. Lo sparatore aveva poi minacciato gli agenti di polizia accorsi, che avevano fatto fuoco colpendolo al torace. Gravemente ferito, l'uomo era stato ricoverato in un reparto di terapie intensive.
In tribunale, l'imputato, cui dopo l'arresto era stata riscontrata un'alcolemia dell'1,75 per mille, ha detto di non ricordarsi di aver sparato su qualcuno quel giorno. A quanto sostiene di rammentare, avrebbe sparato in aria. Egli ha pure affermato di non ricordare le risposte fornite agli inquirenti durante gli interrogatori seguiti al fatto di sangue: aveva a volte ammesso di aver sparato, mentre altre lo aveva negato, ha affermato la procuratrice. Ma i fatti sono stati accertati tramite le testimonianze oculari di abitanti del villaggio e dal Dna dell'imputato trovate sulle armi utilizzate.
Per la procuratrice, si è trattato di un vero e proprio assassinio commesso a sangue freddo senza il minimo scrupolo: l'imputato - beneficiario di una rendita di invalidità e già ricoverato in una clinica psichiatrica nel 2005 - ha preso di mira persone indifese e si è accanito contro di esse. Lo avrebbe fatto - secondo il pubblico ministero - con lo scopo delirante di vendicarsi di uno zio che lo avrebbe sequestrato alla nascita. La procuratrice si è comunque schierata dalla parte dei periti che lo hanno ritenuto irresponsabile.
Le due perizie divergono tuttavia sulla misura da ordinare. Per una di esse, il rischio di recidiva è altissimo e preconizza dunque l'internamento. L'altra suggerisce una terapia in un istituto chiuso. L'imputato è già curato attualmente e il trattamento sembra portare frutti, ha detto la procuratrice, chiedendo ai giudici di ordinare una simile misura.
La difesa ha seguito la richiesta del pubblico ministero riguardo all'irresponsabilità dell'imputato. Ma in aggiunta ha auspicato anche che la corte respinga le pretese delle parti civili - 17 accusatori privati chiedono indennizzi tra i 30'000 e i 90'000 franchi per torto morale - sostenendo che l'uomo è praticamente senza un soldo.
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