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Svizzera
Mantenuta l'immunità a Wermuth, diede del «neonazi» a un influencer
© KEYSTONE/PETER SCHNEIDER
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Ats
6 ore fa
Il consigliere nazionale Cédric Wermuth non dovrebbe rispondere davanti a un tribunale per diffamazione, poiché protetto dall'immunità – Lo ha confermato la Commissione dell'immunità del Consiglio nazionale

Per aver scritto sui suoi canali social la parola «neonazi» riferita a un influencer tedesco, il consigliere nazionale Cédric Wermuth (PS/AG) non dovrebbe rispondere davanti a un tribunale per diffamazione poiché protetto dall'immunità.

Dopo essere entrata in materia sulla richiesta del Ministero pubblico di Zofingen-Kulm (AG), la Commissione dell'immunità del Consiglio nazionale (CdI-N) ha confermato l'immunità per il copresidente del PS, dal momento che le sue esternazioni sono legate alla campagna di voto in vista della consultazione sull'iniziativa popolare «no a una Svizzera da dieci milioni». Inoltre, stando a una nota odierna dei servizi parlamentari, la Commissione conferma in questo modo la prassi che aveva stabilito in occasione di precedenti casi legati ai social media.

Contro Wermuth era stata presentata denuncia il 31 luglio scorso da un «content creator», conosciuto con lo pseudonimo di «Joung Gustav». Questi accusava il deputato di avere pubblicato su Instagram e Facebook, il 30 maggio, un'immagine del denunciante mettendolo in relazione, nel relativo testo, al »movimento nazista e di estrema destra«.

Sotto l'immagine di «Joung Gustav», il consigliere nazionale aveva scritto: «Il 14 giugno si deciderà anche se il movimento neonazista e di estrema destra, sempre più forte, sarà tra i vincitori. Già da anni stanno lavorando per rendere le loro tesi disumane accettabili alla maggioranza. Se sei indeciso, ti prego di riflettere un attimo se vuoi vivere in una Svizzera in cui persone del genere vincono le votazioni». Il denunciante ha indicato che tra il 3 e l'11 giugno il testo sarebbe poi stato modificato a posteriori con la cancellazione della parola «Neonazi» (neonazista).

La CdI-N ha sentito Cédric Wermuth, il quale ha dichiarato di utilizzare i social nel quadro della sua attività politica. Ha indicato di aver modificato il contenuto poiché le reazioni suscitate nei commenti esulavano dall'argomento iniziale del messaggio, vale a dire il fatto che l'intervento di un «influencer» seguito da oltre cinque milioni di persone in una campagna in vista di votazioni poteva essere utilizzato abusivamente come «porta d'accesso» per dei movimenti come «Junge Tat».

Da questa audizione, la commissione ha stabilito che le pubblicazioni su Instagram e Facebook sotto accusa sono direttamente connesse con l'attività ufficiale di Wermuth. Determinante per confermare l'immunità è il fatto che i contributi sono stati pubblicati nel contesto di una campagna in vista di votazioni, su canali social media ufficiali dedicati (quasi) completamente a fini politici.

Nella sua valutazione, la CdI-N ha quindi seguito la prassi stabilita in altri due casi nell'ottica dell'utilizzo di social media da parte di parlamentari. Dopo quindi essere entrata in materia, la commissione ha deliberato a favore del denunciato. L'affermazione contestata deve essere considerata nel quadro di un'intensa campagna in vista di votazioni, nell'ambito della quale - in particolare sui social media - sono comuni toni più aspri.

Inoltre, la commissione crede sia che l'interesse pubblico a un libero esercizio del mandato parlamentare e alla tutela della libertà d'espressione in questioni politiche prevalga sull'interesse a un procedimento penale.

Ora spetterà alla Commissione degli affari giuridici degli Stati esaminare il caso, presumibilmente nel primo trimestre del 2027.