
Una manifestazione a sostegno degli Stati Uniti e delle loro azioni in Iran si è svolta nei giorni scorsi a Berna, finendo al centro dell’attenzione internazionale dopo essere stata rilanciata sui social dal presidente americano Donald Trump, che ha condiviso un messaggio di Newt Gingrich.
Il raduno pacifico
Il raduno, autorizzato e descritto come pacifico dalle autorità, si è tenuto davanti all’ambasciata statunitense nella capitale federale. In piazza si sono riuniti diversi manifestanti con bandiere americane e iraniane e cartelli esplicitamente favorevoli a Trump. Tra i partecipanti figuravano anche numerosi membri della diaspora iraniana. Secondo diverse ricostruzioni, tra i presenti vi erano sostenitori di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Scià e figura di riferimento per una parte dell’opposizione al regime di Teheran. La presenza di questo segmento spiega in parte il tono della manifestazione, orientata non solo a sostenere Washington, ma anche a criticare apertamente le autorità iraniane e a invocare un cambiamento politico nel Paese.
Il contesto
L’episodio si inserisce nel contesto delle crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran, tornate ad acuirsi nelle ultime settimane tra negoziati difficili, minacce militari e timori per la stabilità della regione, in particolare attorno allo strategico Stretto di Hormuz. A dare visibilità globale all’evento è stato però soprattutto il rilancio da parte di Trump, che ha citato la manifestazione come segnale di sostegno internazionale alla linea americana. Una lettura che diversi osservatori invitano tuttavia a ridimensionare: il raduno, pur reale, appare infatti di dimensioni contenute e rappresentativo soprattutto di una parte specifica della diaspora iraniana, storicamente ostile al regime di Teheran e favorevole a un cambio di sistema politico.

