
La decisione, resa nota oggi, del Consiglio federale di elaborare un progetto di mandato negoziale per la conclusione di un accordo con l'Unione europea è stata generalmente ben accettata dai partiti. Nelle reazioni c'è però anche spazio per qualche critica e frecciata. Dal canto suo Bruxelles ha "preso atto" della decisione, mentre i sindacati si sono espressi in parte criticamente circa la decisione del Governo.
PLR: "La via bilaterale è di vitale importanza"
Secondo il PLR, il fatto che il successo dei colloqui esplorativi sia stato seguito da tale mandato va accolto con favore. La via bilaterale è di "vitale importanza per la nostra economia e la nostra società e deve quindi essere ulteriormente sviluppata", scrive il partito in una nota. D'altro canto, l'atteggiamento di blocco ideologico da parte dei sindacati rappresenta un pericolo, aggiungono i liberali radicali, che parlano di condotta "irresponsabile e dannosa". Così facendo, essi mettono deliberatamente a rischio posti di lavoro e indeboliscono la protezione dei salari, che pretendono di voler garantire, lamenta il PLR.
Il Centro: "Un primo progresso"
Si tratta di un primo progresso verso la stabilizzazione degli accordi bilaterali, ha dal canto suo postato su X la consigliera nazionale Elisabeth Schneider-Schneiter (Centro/BL), che fa parte della Commissione della politica estera (CPE-N) della propria Camera. Per la basilese, una relazione giuridicamente sicura con l'Ue è importante per una Svizzera prospera.
I Verdi: "Un passo atteso da tempo"
Dopo anni di stallo, il Consiglio federale ha finalmente dato il suo consenso a nuove trattative con Bruxelles, è invece il commento, a nome dei Verdi, della consigliera nazionale Sibel Arslan. In un comunicato diffuso dal partito, la deputata di Basilea Città, pure membro della CPE-N, definisce la decisione annunciata oggi "un passo atteso da tempo". Ora, affinché i negoziati abbiano successo, il governo deve riunire le forze europeiste e prendere le distanze dagli isolazionisti, afferma Arslan. Allo stesso tempo, la formazione ecologista deplora la mancanza di leadership e di volontà costruttiva mostrata fin qui dall'esecutivo sul tema.
PS soddisfatto, ma si aspetta più equilibrio tra i vari interessi
Sempre a sinistra, il PS dichiara di essere soddisfatto che il Consiglio federale abbia infine posto termine ai colloqui esplorativi. In una presa di posizione, i socialisti si rammaricano però del fatto che, apparentemente, il governo non sia ancora riuscito a trovare soluzioni su una serie di questioni centrali. Il PS esige quindi un mandato negoziale completo, "molto più ambizioso in termini di politica europea e con un elevato grado di trasparenza democratica". Il partito dice poi di aspettarsi da Berna "più equilibrio fra i vari interessi".
Bruxelles "prende atto"
Dal canto suo la Commissione europea ha "preso atto" della volontà dell'esecutivo elvetico di elaborare un progetto di mandato negoziale per la conslusione di un accordo con l'UE. La Commissione ha anche indicato l'intenzione di adattare a suo volta il mandato negoziale. Quello attuale riguarda infatti unicamente le questioni istituzionali. Prima che le due parti adottino i rispettivi mandati, Berna e Bruxelles firmeranno uno nuova dichiarazione congiunta. La Commissione europea ne discuterà nelle prossime settimane, ha fatto sapere oggi. Contrariamente a quanto inizialmente previsto, tale documento non verrà pubblicato.$
Critici i sindacati
Sindacati e organizzazioni di lavoratori si sono espressi invece in parte criticamente circa la decisione odierna del Consiglio federale. L'Unione sindacale svizzera (USS) ha accolto positivamente il progetto, ma ha chiesto una correzione delle concessioni sulla protezione dei salari, sull'elettricità e sulle ferrovie. Ha inoltre ritenuto fuorviante l'affermazione per cui il servizio pubblico non sarebbe stato toccato dagli accordi. L'organizzazione di lavoratori Travail.Suisse ritiene invece che i risultati dei colloqui esplorativi siano stati finora insoddisfacenti. Da un certo punto di vista, l'indebolimento della protezione dei salari e la liberalizzazione dei servizi pubblici sarebbero concessioni inaccettabili per l'Ue e le opzioni politiche nazionali per controbilanciare questi risultati sono limitate. Il Sindacato del personale dei trasporti (SEV) ha chiesto che né il trasporto internazionale di passeggeri né quello merci siano vittime della pressione dell'Ue verso una liberalizzazione.

