
Lo scarso raccolto ottenuto nel corso dello scorso anno ha portato per la prima volta il tasso di auto-approvvigionamento netto al di sotto del 50%. Lo afferma Agristat, la divisione statistica dell'Unione svizzera dei contadini (USC). Stando al bollettino mensile diramato oggi dal servizio di informazione agricola (LID), la causa è da attribuire al pessimo raccolto, in particolare di cereali, e alla diminuzione della produzione vegetale. Si tratta tuttavia di un anno eccezionale. Rispetto all'anno precedente la produzione di alimenti calcolata in valore energetico è diminuita del 6% per quanto riguarda la barbabietola da zucchero, del 6% per la colza e del 17% per i cereali. Il raccolto di patate, come nel 2015, è rimasto basso. Un calo del 12% si è verificato anche per quanto riguarda la produzione indigena di origine vegetale. La produzione animale, ad esempio carne e latte, è invece rimasta stabile diminuendo solamente dell'1% rispetto all'anno precedente. La statistica rileva inoltre che nel 2016 il tasso di auto-approvvigionamento lordo, che include anche il foraggio importato, rappresenta il 55% ed è rimasto relativamente stabile, mentre il tasso netto è sceso per la prima volta sotto la soglia del 50%, attestandosi al 48%. Questo deriva anche dalla necessità di importare pastura proteica dall'estero, sottolinea Agristat. I dati sono stati pubblicati sei settimane prima del voto sul decreto federale sulla sicurezza alimentare. All'interno del testo iniziale era incluso un eventuale tasso di autosufficienza da mantenere, ma essendo troppo controverso il passaggio in questione è stato rimosso nel corso del processo politico. Il prossimo 24 settembre si prospetta un sì alle urne, secondo un sondaggio realizzato online dal gruppo Tamedia, il 53% ha affermato di essere a favore, 27% contrario e il 20% è ancora indeciso. Nel testo in votazione si chiede che il Governo crei le condizioni per garantire l'approvvigionamento alimentare della popolazione. Nello specifico si chiede dunque di preservare le basi della produzione agricola, in particolare per le terre coltivate; una produzione di derrate alimentari adeguata alle condizioni locali ed efficiente sotto il profilo dello sfruttamento delle risorse; un'agricoltura e una filiera alimentare orientate verso il mercato; relazioni commerciali transfrontaliere che concorrano allo sviluppo ecologicamente sostenibile dell'agricoltura e della filiera alimentare; un impiego di derrate alimentari rispettoso delle risorse.
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