
Sono sempre più numerosi i cittadini provenienti dall'Unione Europea che si iscrivono alla cassa disoccupazione svizzera malgrado siano giunti nel nostro Paese solo da pochissimo tempo.
Lo scrive oggi la Neue Luzerner Zeitung, ricordando che un cittadino UE può chiedere la disoccupazione in Svizzera anche se ha lavorato 364 giorni all'estero e uno solo nel nostro Paese.
E così l'anno scorso sono stati ben 2'313 i cittadini UE, beneficiari di un permesso di corta durata o di un permesso B, che hanno sfruttato i giorni lavorativi accumulati all'estero per ottenere la disoccupazione in Svizzera.
La cifra più alta di sempre, che pesa per 31 milioni di franchi sui conti della disoccupazione svizzera. Per fare un esempio, nel 2012 i cittadini UE che avevano chiesto la disoccupazione a meno di un anno dal loro arrivo in Svizzera erano stati 1'767, per un costo totale di 21 milioni di franchi.
Secondo la SECO al momento non vi sono indizi di una pratica sistematica, ossia di persone che vengono in Svizzera espressamente per approfittare dello stato sociale. Ma spiega che i casi dubbi, ossia quelli di persone che chiedono la disoccupazione a pochi giorni dal loro arrivo in Svizzera, vengono verificati. E che in certi casi è possibile negare a queste persone le indennità.
L'Ufficio federale della migrazione, dal canto suo, ha commissionato uno studio per capire come si integrano nel mercato lavorativo svizzero i nuovi immigrati dall'UE e che effetto hanno sull'assicurazione disoccupazione e sull'assistenza sociale.
Una misura contro questo problema era già stata annunciata nel gennaio scorso dal Consiglio federale, che aveva deciso di escludere dall'assistenza sociale i cittadini UE che vengono in Svizzera a cercare lavoro, e di non rinnovare il permesso B a coloro che perdono l'impiego. Una misura che è attualmente in consultazione.
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