
Secondo l'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) la transizione energetica dovrebbe essere meno cara, più liberale e più chiara rispetto alla Strategia 2050 pianificata dalla Confederazione per uscire dal nucleare. I mezzi di questo progetto - stimati oggi a circa tre miliardi di franchi - dovrebbero diminuire marcatamente al fine di evitare "una deriva ideologica ancora più cara", ha dichiarato oggi l'USAM in una conferenza stampa a Berna. La Strategia energetica 2050 della Confederazione può funzionare solo se imprese e privati vi collaborano seguendo i propri interessi orientati verso il mercato, afferma l'USAM. Le opportunità sono enormi, ma anche i rischi lo sono se la transizione si effettua tramite divieti e regolamentazioni che ne rendono impossibile il successo. L'USAM respinge anche i divieti inerenti al nucleare. Dopo aver analizzato le 197 pagine del Consiglio federale sulla Strategia energetica 2050, l'USAM ha accolto comunque il progetto in sé, in quanto "opportunità per l'economia svizzera". Il più grande potenziale di questo piano è la promozione di nuovi edifici che migliorino l'efficacia energetica nel settore edile, ritiene l'USAM. L'USAM è sostenuta dall'associazione "Green Building". Entrambe dicono di voler limitare le ambizioni della Strategia energetica 2050 fintanto che i costi che essa comporta metteranno in pericolo l'approvvigionamento elettrico dell'economia svizzera a prezzi concorrenziali.
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