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Ticino
Lupo, «serve un cambio di paradigma»
© Shutterstock
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Red. Online
6 ore fa
I granconsiglieri Roberta Soldati (UDC) e Sem Genini (Lega) chiedono a Berna di modificare la Legge federale in materia di regolamentazione del predatore – Per i firmatari si dovrebbe fissare un numero massimo di esemplari e di branchi

«Lupo, serve un cambio di paradigma». Ad auspicarlo sono i granconsiglieri Roberta Soldati (UDC) e Sem Genini (Lega), oltre ad altri undici colleghi appartenenti a diverse correnti partitiche, che hanno firmato un’iniziativa cantonale con la quale chiedono a Berna di modificare la Legge federale in materia di regolamentazione del predatore. In particolare, si punta alla «fissazione di un numero massimo di esemplari e di branchi sul territorio nazionale e conseguentemente cantonale».

Cambio di passo

Con l’atto parlamentare in questione, i granconsiglieri chiedono quindi all’Assemblea federale di adottare le dovute modifiche legislative nella Legge federale sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici in modo da «implementare il cambio di paradigma prevedendo un numero massimo di lupi, rispettivamente di branchi su tutto il territorio svizzero in ciascun Cantone o regione definita dalla Strategia Lupo». Questo tenendo conto delle peculiarità territoriali, ambientali e socioeconomiche, in funzione della tutela delle attività di allevamento. Con l’obiettivo «di permettere l’abbattimento degli esemplari del grande predatore, che dovessero superare il contingente massimo stabilito».

Specie declassata

Il 7 marzo 2025, ricordano i firmatari, è entrata in vigore la modifica legislativa che declassa il lupo da «specie rigorosamente protetta» a «specie protetta», inserendolo nell’Allegato III della Convenzione per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi in Europa (Convenzione di Berna). «Il declassamento del grande predatore rende possibile una gestione delle popolazioni. Il lupo rimane protetto, ma in linea di principio la sua caccia è possibile e i singoli Stati hanno un maggior spazio di manovra e una più grande indipendenza».

«Peso sulle finanze cantonali»

Secondo i granconsiglieri le misure di protezione hanno dimostrato «tutti i loro limiti»: «La lentezza delle procedure (analisi genetiche e risarcimenti) è nota e i costi della gestione del lupo gravano pesantemente sulle finanze cantonali». La Strategia Lupo Svizzera prevedeva una popolazione minima ideale di 12 branchi, distribuiti in 5 regioni, per garantire la coesistenza con gli esseri umani e le attività di allevamento, ricordano i firmatari. Ma la situazione attuale «va ben oltre questo numero». Stando agli ultimi dati ufficiali in Svizzera sarebbero censiti oltre 30 branchi costituiti da circa 300 lupi, senza contare quelli transfrontalieri, si legge nel testo dell’iniziativa.

Conservazione e conflitti

Al fine di poter garantire la conservazione della specie lupo e limitare i conflitti con l’agricoltura e la popolazione, nella regione sudorientale della Svizzera (Ticino, Grigioni e San Gallo), è previsto che siano presenti almeno tre branchi, spiegano i firmatari. «Nel solo Ticino ad oggi sono presenti otto branchi, quattro coppie e oltre una decina di lupi circolanti». Di più. «Malgrado gli ordini di abbattimento emanati dal Cantone, non vi è evidenza di risultati. Inoltre non bisogna illudersi che essi riescano a contenere la popolazione del grande predatore presente sul territorio cantonale, soprattutto se e quando toccano solo 2-3 dei cuccioli dell’anno di un branco».

«Conseguenze nefaste»

Per Soldati e Genini, inoltre, nel 2025 in Ticino le conseguenze di tale politica «sono state nefaste». Dal 1. gennaio al 27 settembre sono stati predati 195 capi e dispersi 153 animali da fattoria. «Numeri da record che mostrano chiaramente una situazione ormai ingestibile. Molte aziende di allevamento stanno purtroppo chiudendo i battenti con tutte le conseguenze negative del caso, perché l’allevamento di bestiame è utile per tutto il nostro Paese. I tempi per salvare il salvabile dell’allevamento ovicaprino di montagna stringono. La situazione è totalmente fuori controllo».

Numero minimo e numero massimo

Per i firmatari il declassamento del lupo prevista nella Convenzione di Berna può permettere un cambio di paradigma: «Passare dalla fissazione di un numero minimo di branchi e lupi presenti in Svizzera alla fissazione di un numero massimo del grande predatore che da un lato ne garantisca la protezione della specie, ma che dall’altro permetta anche una coesistenza con l’allevamento di montagna».

La strategia svedese

I granconsiglieri citano come esempio la strategia che viene perseguita in Svezia, «che ha un territorio che è undici volte più grande di quello svizzero, con dieci milioni di abitanti contro i nostri nove». E lo stesso numero di lupi: circa 300. «Ma il loro piano di gestione prevede di ridurre gli effettivi a 170 esemplari, al fine di gestire i conflitti, specialmente con gli allevatori di renne». Proprio su questo tema lo scorso anno il consigliere agli Stati Fabio Regazzi e il consigliere nazionale Alex Farinelli avevano depositato due mozioni che oggi il Consiglio federale ha raccomandato di sostenere.