
L’Associazione svizzera per la protezione del territorio dai grandi predatori sostiene la petizione nazionale lanciata dalle sezioni Giovani UDC dei cantoni del Ticino, di Svitto, San Gallo, Zurigo, Nidvaldo, Grigioni e Alto Vallese.
La petizione, intitolata «Salvare l’economia alpina: limiti massimi per le popolazioni di lupi in Svizzera», chiede di fissare a sette il numero massimo di branchi presenti sul territorio nazionale. I promotori propongono di distribuirli nei cinque compartimenti previsti dall’Ordinanza sulla caccia, con l’obiettivo dichiarato di tutelare la specie e, nello stesso tempo, salvaguardare l’agricoltura di montagna e l’attività alpestre.
Nel comunicato dell’associazione si ricorda che nel 2020 la Svizzera contava, secondo le stime citate, circa 11 branchi e un centinaio di lupi. Oggi i dati ufficiali riportati dai promotori parlano invece di 43 branchi e oltre 350 esemplari. La diffusione, si legge, riguarda ormai anche le Prealpi, il Giura e le zone di pianura vicine alle città.
Le richieste
Oltre al limite massimo di sette branchi, la petizione chiede procedure d’intervento più rapide, trasparenti e applicabili durante tutto l’anno. I firmatari sollecitano criteri uniformi e decisioni giuridicamente sicure per consentire ai Cantoni di intervenire nei confronti di singoli lupi o branchi problematici.
Tra le richieste figura inoltre un rapporto completo sui costi della gestione del lupo: spese della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni, contributi privati, misure di prevenzione e indennizzi.
L’Associazione svizzera per la protezione del territorio dai grandi predatori fa proprie le preoccupazioni espresse nella petizione sull’impatto del lupo sull’economia alpestre. Il comunicato parla di attacchi al bestiame di grossa taglia in aumento e di costi per la protezione degli animali superiori ai 10 milioni di franchi, a carico di Confederazione e Cantoni. Una parte rilevante dell’impegno, sottolinea l’organizzazione, ricade comunque sugli stessi agricoltori.
Secondo l’associazione, la presenza del predatore favorirebbe inoltre l’abbandono di pascoli e alpeggi, con conseguenze sul paesaggio, sulla biodiversità e sulle comunità delle regioni alpine. L’organizzazione chiede infine una «tolleranza zero» nei confronti del lupo nelle aree abitate.

