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Svizzera
'L'UE vuole imporre alla Svizzera la concorrenza sui salari'
'L'UE vuole imporre alla Svizzera la concorrenza sui salari'
'L'UE vuole imporre alla Svizzera la concorrenza sui salari'
Redazione
8 anni fa
Pierre-Yves Maillard: "L'Ue desidera che le misure di accompagnamento siano riviste su punti non solo di dettaglio, ma fondamentali"

Un attacco alle misure d'accompagnamento alla libera circolazione delle persone non passerebbe mai, anche se i sindacati fossero d'accordo: ne è convinto Pierre-Yves Maillard, consigliere di Stato vodese e candidato alla presidenza dell'Unione sindacale svizzera (USS), che accusa l'Ue di voler imporre alla Svizzera la concorrenza in materia di salari.

"Constatiamo che l'Ue desidera che le misure di accompagnamento siano riviste e questo su punti non solo di dettaglio, bensì fondamentali", afferma l'ex consigliere nazionale socialista (1999-2004) in un'intervista diffusa oggi dalla radio romanda RTS. "Si tratta semplicemente di mettere in discussione il fatto che la Svizzera possa avere un dispositivo di controllo dei suoi stipendi".

"Abbiamo sempre ritenuto che le misure di accompagnamento fossero una questione di politica interna: ora constatiamo che sono diventate un elemento che l'Ue considera una sorta di ostacolo al commercio, cosa che è un approccio completamente nuovo", osserva Maillard. Per l'Unione europea in ultima analisi "si tratta di esigere dalla Svizzera che accetti una concorrenza sui salari".

"I sindacati difendono il mondo del lavoro: non vi è alcun interesse di mettere in causa le misure d'accompagnamento", prosegue il 50enne. Anche perché bisogna vedere cosa si otterrebbe in cambio. "Non vedo il senso di liberalizzare il mercato del lavoro per avere in contropartita una liberalizzazione del mercato energetico. "

"Noi abbiamo sempre detto: accettiamo la concorrenza con le imprese europee, ma questa concorrenza non deve avvenire sui salari", insiste il membro del governo vodese (dal 2004). "Non bisogna raccontare storie: una cosa del genere, un attacco alle misure di accompagnamento, non può passare, anche se i sindacati fossero d'accordo".

"Cosa dovrebbero dire i sindacati?", si chiede l'intervistato, che potrebbe succedere a Paul Rechsteiner alla testa dell'USS. "Ah sì, vi è una minaccia sull'equivalenza della borsa svizzera, quindi accettiamo che i salari nei settori esposti alla concorrenza non siano più protetti... "

Maillard emette riserve ancor più generali anche sull'intero accordo quadro, che porterebbe cambiamenti a suo avviso fondamentali: per esempio il controllo della costituzionalità delle leggi, che verrebbe affidato a giudici stranieri. "Avrei delle riserve persino se si affidasse questo controllo al Tribunale federale". Questo perché a suo avviso uno dei punti di forza della Svizzera è proprio il fatto che il popolo possa decidere sulle questioni politiche e sociali, almeno su scala nazionale.

Secondo Maillard, non si conosce nemmeno bene la portata dell'intesa: si sente dire per esempio che le banche cantonali sarebbero considerate come società aiutate dallo Stato. "Tutto questo è fatto nel segreto di deliberazioni a cui quasi nessuno ha accesso".

Non è una semplice questione di otto giorni - la regola che obbliga le imprese europee a notificare alle autorità elvetiche con tale preavviso l'invio di manodopera - "siamo di fronte a una questione fondamentale che merita un dibattito di fondo", prosegue l'ex vicepresidente del PS svizzero (2004-2008).

Maillard non è entusiasta dell'Ue. "L'Europa è cambiata nel suo progetto: dopo i trattati di Masstricht si vede un'evoluzione orientata al libero mercato", si lamenta. Bruxelles punta ai mercati liberalizzati e dimentica tutto l'aspetto sociale.

"Io non ho voglia di vivere quello che sta vivendo l'SPD tedesca, con il 10% dei voti in Baviera: se il movimento operaio, il movimento sindacale e la socialdemocrazia accettano una liberalizzazione totale dei mercati non bisogna poi stupirsi se vi sono ripercussioni elettorali", conclude Maillard.

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