
Il compromesso per l'applicazione dell'iniziativa del 9 febbraio contro l'immigrazione di massa proposto lo scorso 2 settembre dai membri della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio Nazionale non è decisamente piaciuto a Bruxelles.
È quanto emerge da una lettera inviata dalla Commissione europea agli Stati membri dell’Unione, nella quale si evidenziano gli “scarsi passi avanti” fatti nelle trattative con la Confederazione riguardo l’applicazione del voto popolare del 9 febbraio 2014.
Il documento, citato dalla SRF, parla di “numerose divergenze nonostante i molteplici incontri tra Berna e Bruxelles”.
Ma ciò che ha fatto più imbufalire la Commissione europea è il ricorso a un comitato misto in caso si rendano necessarie delle misure correttive.
Se l’immigrazione dall'Unione europea e dall'AELS dovesse superare un certo livello sul piano regionale o nazionale, il compromesso elaborato dalla Commissione prevede il ricorso da parte del Consiglio federale a misure correttive appropriate. Qualora queste misure - che dovranno essere limitate al minimo indispensabile - non dovessero risultare incompatibili con l'accordo sulla libera circolazione delle persone, dovranno essere discusse da un comitato misto Svizzera/Ue.
Per Bruxelles c’è solo una soluzione possibile: l'introduzione di un accordo quadro, che prevede la giurisdizione europea. In pratica devono essere dei giudici europei a decidere se una misura cozza o meno contro la libera circolazione.
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