
Prima della sospensione delle trattative sulla partecipazione della Svizzera al programma Erasmus, l'Ue aveva chiesto più soldi a Berna. Il consigliere federale Johann Schneider-Ammann ha confermato la notizia alla radio della Svizzera tedesca SRF. A suo avviso, non vi è nessun legame fra la richiesta di fondi supplementari e il blocco dei negoziati da parte di Bruxelles. Schneider-Ammann aveva avvertito il Consiglio federale due settimane prima della votazione del 9 febbraio sulle nuove esigenze dell'Ue. Dopo il "sì" all'iniziativa contro l'immigrazione di massa Bruxelles ha interrotto le trattative sul programma di scambio di studenti. In caso di "no" questo non sarebbe successo, secondo Schneider-Ammann. Il Parlamento lo scorso anno ha votato un credito 306 milioni di franchi per la partecipazione svizzera al programma Erasmus. Anche il responsabile dell'informazione del Dipartimento dell'economia, Rudolf Christen, non vede nessun legame fra la rottura delle trattative e la richiesta dell'Ue di maggiori finanziamenti. "L'intesa sarebbe entrata in vigore in caso di 'no' all'iniziativa contro l'immigrazione di massa". Il governo intendeva chiedere al Parlamento un credito supplementare e ne ha informato l'Ue, ha sostenuto Christen senza precisare quanti soldi in più ha chiesto Bruxelles. Intanto l'appello lanciato ieri dall'Unione svizzera degli Universitari (USU) sulla propria pagina internet per sottolineare la volontà del mondo accademico svizzero di continuare a partecipare ai programmi di ricerca Horizon 2020 e scambio Erasmus+ ha riscosso un grande successo. In meno di 24 ore sono state raccolte oltre 10'000 firme, ha precisato oggi l'USU in una nota. I firmatari dell'appello, sostenuto anche da rettori e dall'insieme del mondo accademico, chiedono ai politici europei di riconsiderare la loro decisione di escludere la Svizzera alla partecipazione ai due programmi per l'anno accademico 2014/2015.
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