
Nel 1948 il Consiglio federale aveva introdotto l’obbligo di un permesso speciale per i politici stranieri intenzionati parlare in pubblico o in occasione di un raduno ma privi di un permesso di soggiorno.
La decisione era stata presa per scongiurare qualsiasi tipo di propaganda di stampo comunista ed era rimasta in vigore fino al 1998.
Diciotto anni dopo, l’UDC nazionale pare intenzionata a ripristinare tale obbligo. L’idea nasce – come riportato dal “Tages Anzeiger” – dal consigliere nazionale Daniel Fässler, che insieme ai cofirmatari Albert Rösti (presidente dell’UDC nazionale), Gerhard Pfister (presidente del PPD), Adrian Amstutz e Rosmarie Quadranti, ha presentato una mozione in tal senso.
“Non è nell’interesse di un Paese neutrale che politici stranieri aizzino l’uno contro l’altro i loro compatrioti”, ha sostenuto Fässler. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Gerhard Pfister: “Vogliamo impedire che politici stranieri portino i loro conflitti in Svizzera.
A sostegno della mozione, i firmatari citano il caso del nazionalista turco Dogu Perinçek (nella foto), che nel 2005 aveva negato il genocidio armeno durante i suoi comizi tenutisi a Losanna, Opfikon e Köniz. Perinçek era stato condannato due anni più tardi dal Tribunale distrettuale di Losanna per aver violato la legge sul razzismo.
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