
L'UDC vorrebbe sottoporre al voto popolare il credito di 1,3 miliardi che il Consiglio federale intende destinare alle misure di coesione dell'Unione europea, ma prima dovrebbe ottenere un successo alle urne con la proposta di referendum finanziario facoltativo.
Uno scenario che alcuni giudicano irrealistico. Per il PLR invece il versamento della somma dovrebbe essere subordinato all'abolizione della "clausola ghigliottina" che lega fra loro i Bilaterali I.
Il popolo deve esprimersi sul miliardo di coesione, ha detto il presidente democentrista Albert Rösti in un'intervista al SonntagsBlick. Un anno fa il partito, contrariamente a quanto avvenne nel 2006, aveva rinunciato a lanciare un referendum contro la legge sulla cooperazione con gli Stati dell'Europa dell'Est, che consente di continuare a versare il cosiddetto miliardo di coesione.
Per portare il popolo alle urne l'UDC propone ora di utilizzare lo strumento del referendum finanziario facoltativo. "Abbiamo presentato un'iniziativa parlamentare per la sua introduzione", ha spiegato Rösti, aggiungendo che a partire dalla settimana prossima saranno inoltrate anche richieste per fare in modo che l'oggetto venga trattato il più velocemente possibile dalla Camere. Prima di votare sul miliardo di coesione, l'introduzione del referendum finanziario facoltativo dovrebbe infatti essere approvata in votazione popolare. Secondo il SonntagsBlick la tempistica è molto stretta e l'iniziativa UDC ha poche chance di superare l'esame del Parlamento visto che nel 2014 era già stata bocciata una proposta simile.
Lo scorso anno la cifra esatta del versamento al fondo di coesione non era nota e l'UDC era impegnata a combattere la strategia energetica: per questo ha rinunciato al referendum contro la Legge cooperazione con gli Stati dell'Europa dell'Est, si è giustificato Rösti.
Per il PLR è chiaro che i democentristi hanno perso l'opportunità di sottoporre al giudizio dei votanti questo tema. La presidente Petra Gössi, in un'intervista pubblicata dai domenicali Zentralschweiz am Sonntag e Ostschweiz am Sonntag, propone invece che il versamento del miliardo di coesione venga subordinato all'abolizione della "clausola ghigliottina" che lega i Bilaterali I. Questa norma stipula che se uno degli accordi conclusi fra la Confederazione e l'Ue dovesse essere rescisso, anche gli altri sei verrebbero annullati. Per il PLR il contributo svizzero non deve essere un regalo, ma un investimento nelle relazioni future con l'Ue con una plusvalenza per la Confederazione.
Anche secondo il presidente del PS Christian Levrat, l'UDC non si è svegliata per tempo e si è lasciata sfuggire l'occasione di lanciare il referendum contro il miliardo di coesione. Levrat però non è contrario a sottoporre il tema ad una votazione e si dice convinto che il popolo approverà il contributo elvetico, come aveva già fatto nel 2006.
Il presidente socialista ritiene che la proposta sarà approvata e sostiene che il consigliere federale Ignazio Cassis ha appoggiato il versamento al fondo Ue . Cassis si sarebbe convinto a votare sì due settimane fa e avrebbe difeso la misura in Consiglio federale, ha detto Levrat al SonntagsBlick. "È impossibile che il governo federale abbia votato il versamento senza l'approvazione del ministro degli esteri", ha affermato a sostegno della sua tesi.
Interrogato sull'opportunità di concedere aiuti finanziari a governi autoritari, come quello di Viktor Orban, in Ungheria, Levrat ha risposto che i soldi servono a sostenere le persone, non i capi di stato. "Non dimentichiamo che se la gente ha una prospettiva in patria, non è obbligata a cercare fortuna in altri paesi", ha aggiunto.
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