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Svizzera
L'UDC all'attacco a Berna, lanciata l'iniziativa "per la protezione delle frontiere"
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
2 anni fa
Oggi, martedì, a Berna è stata avviata ufficialmente la raccolta firme per l'iniziativa che mira a proteggere le frontiere promossa dall’UDC. Per l'occasione Ticinonews ha raccolto l'opinione di un favorevole e di un contrario, rispettivamente Marco Chiesa, consigliere agli Stati dell'UDC e Alex Farinelli, consigliere nazionale del PLR.

A Berna oggi, martedì, è stata lanciata questa offensiva sulla migrazione targata UDC, un’iniziativa popolare intitolata "per la protezione delle frontiere". Il presidente del partito svizzero, Marcel Dettling, ha detto che difendendo i nostri confini proteggiamo la nostra patria. Quindi per i democentristi abbiamo perso il controllo delle frontiere molto tempo fa: non sappiamo più chi entra nel nostro Paese e i confini non sono più protetti, mentre il caos dell'asilo prosegue senza sosta. L'UDC ritiene che in questa battaglia sia accerchiato della sinistra, ma anche i partiti borghesi non gli stanno dando una mano per trovare delle soluzioni. A questo punto, come dice il presidente, tocca al popolo agire.

Un tema che non lascia indifferente nessuno

Quindi quello che è stato il fil rouge della compagnia elettorale dell'UDC alle elezioni federali, diventa uno strumento per l'iniziativa popolare che guarda già alle prossime elezioni. E l'UDC guarda soprattutto alla situazione vissuta nei cantoni di confine affermando che: "Oggi è più difficile per un americano altamente qualificato entrare in Svizzera che per un somalo analfabeta". Una frase ad effetto con cui con questa iniziativa l’UDC vuole far discutere. Ed è un tema che non lascia indifferente nessuno, infatti indipendentemente da come la si vede farà discutere in questi mesi. Per fare il punto Ticinonews ha sentito la valutazione di un favorevole - il consigliere agli Stati Marco Chiesa (UDC) - e di un contrario - il consigliere nazionale Alex Farinelli (PLR).

Chiesa: "Nessun diritto all'asilo per migranti illegali"

"Il sistema dell’asilo ci sta sfuggendo di mano", ha detto Chiesa. "Solo nel 2023 è costato 3,5 miliardi di franchi. Per una famiglia di quattro persone si tratta di circa 1'600 franchi di tasse all’anno, senza contare i costi pagati dai Cantoni e dai Comuni. Ogni anno circa 30'000 persone arrivano in Svizzera come richiedenti l’asilo, spesso a mezzo di bande di trafficanti criminali. Queste entrano passando attraverso Paesi terzi sicuri nei quali però non hanno chiesto l’asilo. Purtroppo i richiedenti e gli immigrati clandestini sono in cima alle statistiche sulla criminalità e la percentuale di richiedenti l’asilo criminali è aumentata rapidamente negli ultimi anni. Per questo chiediamo che non vi sia nessun diritto all’asilo per i migranti illegali che arrivano in Svizzera attraverso Paesi terzi sicuri e a mezzo di bande trafficanti. Deve essere fissato un contingente massimo di 5'000 rifugiati all’anno, persone che necessitano del nostro contributo e del nostro sostegno. Coloro la cui domanda d’asilo è stata respinta non devono più avere il diritto di rimanere in Svizzera. Infine è necessario ripristinare dei controlli alle frontiere nazionali per fermare l’immigrazione clandestina".

Farinelli: "Un'iniziativa declamatoria che genererebbe il caos"

Secondo Farinelli, "l’iniziativa dell’UDC è di fatto declamatoria in quanto in realtà non si è mai attuato un controllo sistematico alle frontiere nemmeno prima della libera circolazione. Forse l’unico periodo in cui abbiamo visto un controllo di questo tipo era durante la pandemia e ne abbiamo visti gli effetti: ogni sera c’erano colonne di tre, quattro ore alle frontiere. Addirittura le persone dovevano restare in Svizzera perché era impossibile rientrare al proprio domicilio. Se venisse attuata una tale iniziativa vorrebbe dire spendere almeno 600 milioni di franchi in più, cioè raddoppiare il personale che abbiamo oggi a disposizione. E per capire la proporzione in Svizzera ogni giorno entrano più persone che negli Stati Uniti. Vuol dire che se un Paese di 350 milioni di persone, che è grande come un continente, fatica a gestire questi flussi con controlli sistematici, immaginiamoci che caos sarebbe in un Paese di 8,5 milioni di persone come la Svizzera. Quindi è un’iniziativa declamatoria che non aumenterebbe la sicurezza nel nostro Paese, ma creerebbe solo problemi in particolare alle regioni di frontiera, che si troverebbero con colonne importanti di quattro o cinque ore ogni sera".