
Gli svizzeri vogliono che lo stato sia più attivo per lottare contro il sovrappeso, senza però ricorrere a nuove tasse né a divieti. Stando a un sondaggio la popolazione punta sulla responsabilità individuale, ma chiede una maggiore protezione dei bambini dalla pubblicità.
Le indicazioni emergono dalla 13. edizione di un monitoraggio promosso dal Gruppo informativo sulle bevande rinfrescanti, entità fondata nel 2013 dai produttori del settore che comprende esponenti del mondo politico e dell'economia.
Il 68% degli oltre 1000 interpellati fra marzo e maggio dall'istituto Gfs.Bern si dice contrario a una tassa sugli alimenti contenenti zucchero, sale o grassi. Tra i motivi indicati vi è il fatto che un simile balzello andrebbe a pesare maggiormente sulle persone più povere e che non cambierebbe le abitudini alimentari. Anche l'idea di tassare i prodotti in questione per finanziare l'informazione non ottiene una maggioranza, fermandosi al 45% dei consensi. L'idea meno popolare è quella di un'età minima per l'acquisto di alimenti zuccherati, sostenuta solo dal 19% degli intervistati.
Malgrado ciò il 76% ritiene comunque insufficienti le misure finora intraprese per evitare l'eccesso di peso. Il 90% è favorevole a programmi di prevenzione per i gruppi a rischio e a progetti comuni con l'economia. L'insegnamento obbligatorio dei principi dell'alimentazione nelle scuole viene accolto dall'89% del campione. Di un ampio sostegno, pari all'82%, beneficia anche la proibizione della pubblicità per alimenti contenenti zucchero, sale o grassi rivolta ai bambini sotto i 13 anni. In questo contesto i produttori alimentari stanno elaborando con la Confederazione un piano di impegno volontario.

