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Davos
L'Onu contro la 'grande bugia' dei petrolieri
© Shutterstock
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Keystone-ats
4 anni fa
"Proprio come l'industria del tabacco, hanno calpestato le loro stesse ricerche scientifiche e propagato l'enorme bugia. Proprio come con Big Tobacco, i responsabili devono pagare le loro responsabilità".

Nella Davos intitolata alla "Cooperazione in un mondo frammentato", la frammentazione va in scena negli stessi panel fra scienziati, attivisti, businessmen e politici che dibattono del clima. Con i giovani che esprimono la loro rabbia per il riscaldamento climatico contro i meno giovani. E con il j'accuse eclatante del segretario generale dell'Onu Antonio Guterrez che scudiscia i gruppi petroliferi mondiali che fin dagli anni '70 sapevano che stavano "cuocendo il mondo": "proprio come l'industria del tabacco, hanno calpestato le loro stesse ricerche scientifiche e propagato l'enorme bugia. Proprio come con Big Tobacco, i responsabili devono pagare le loro responsabilità".

Obiettivi climatici

Il saper mettere allo stesso tavolo stakeholder - come li chiama il World Economic Forum - con interessi e punti di vista opposti è uno dei pregi di Davos. Un approccio pragmatico ben rappresentato da John Kerry, l'inviato speciale Usa per il clima che tenta di tenere assieme la protesta vibrante di Greta Thunberg, che arriva al Forum dopo essere stata fermata ieri dalla polizia in Germania per le proteste contro il carbone, e l'iniziativa tutta davosiana di coinvolgere gli interessi. E' qui che la grande finanza ha abbracciato gli obiettivi climatici: perché si è accorta che il disastro del riscaldamento globale comincia a riflettersi sui bilanci, minaccia disastri fra assicurazioni e banche. E dunque "servono soldi, soldi, soldi" - dice Kerry che punta ad affrontare il cambiamento "da dentro", investendo sulla transizione ecologica. "Abbiamo svoltato l'angolo, stiamo andando nella giusta direzione, dobbiamo catturare le emissioni e costruire una nuova infrastruttura", dice Kerry invitando a tener presente che l'industria non si può fermare, ma le emissioni di monossido di carbonio per bruciare il gas, quelle sì.

"Stiamo andando nella direzione sbagliata"

Helena Gualinga, attivista climatica del gruppo di Greta, co-fondatrice del collettivo di indigeni del Rio delle Amazzoni, lo gela. "Stiamo andando nella direzione sbagliata", dice riferendosi all'idea "pragmatica" di partire dalle imprese. "La mia comunità è stata spazzata via dalle inondazioni", gli indigeni "sono sulla linea del fronte e trovano il petrolio nell'acqua". Le emissioni "non saranno ridotte finché non fermiamo i nuovi progetti di estrazioni fossili" e, con buona pace di Kerry, "la crisi climatica è solo peggiorata negli ultimi due anni".

Imprese Big Oil sotto la lente

E' solo un assaggio, il suo, di quello che viene a fare a Davos Greta: mettere in stato d'accusa le imprese e Big Oil. Da anni l'attivista svedese si fa vedere al Forum economico mondiale, che le aveva dato una potente piattaforma per il lancio della sua iniziativa Fridays for Future. Domani vedrà Fatih Birol, il direttore esecutivo dell'Agenzia internazionale per l'energia (Aie) che invoca una svolta sulle rinnovabili non solo per il clima, ma per la sicurezza energetica minacciata dalla crisi geopolitica. Ma la presenza a Davos di Greta, accompagnata oltre che da Helena anche da Vanessa Nakate e Luisa Neubauer, farà perno sulla protesta Cease and Desist che chiede ai manager dei grandi gruppi energetici di "fermare immediatamente l'apertura di nuove estrazioni di petrolio, gas e carbone, e smettere di bloccare la transizione verso l'energia pulita che è così necessaria". Una frattura inter-generazionale, di cui Davos ha avuto un assaggio nei giorni scorsi con le proteste contro i jet privati dei ricchi e potenti in arrivo, che rischia di esacerbare la 'frammentazione' che preoccupa il World Economic Forum.

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