
Il numero di procedure di conciliazione in materia di locazione e affitto è rimasto elevato: nel primo semestre di quest'anno ne sono state avviate 25'350, circa il 65% in più della media pluriennale dal 2000, precisa un comunicato dell'Ufficio federale delle abitazioni (UFAB). Nei primi sei mesi dell'anno le autorità paritetiche di conciliazione hanno concluso 26'092 procedure, circa il 18% in più rispetto al semestre precedente. A fine giugno i casi pendenti erano 12'834: un dato più basso che a fine 2023 (-751 casi), ma comunque il secondo più elevato dal 1994, sottolinea l'UFAB. Includendo i nuovi casi, nella prima metà del 2024 le autorità di conciliazione avevano un totale di 38'926 procedure da trattare. Nel 59,4% dei casi (15'486) è stata raggiunta un'intesa tra le parti, nel 10,7% (2804) la conciliazione è fallita e nel 24,8% (6480) c'è stata una decisione di non entrata nel merito, mancanza di oggetto, ritiro o rinvio al tribunale arbitrale.
Aumento degli affitti causa principale
L'aumento della pigione è la principale causa che ha motivato le procedure concluse (36,5%, ossia 9520 casi), come era già stato il caso nel quarto semestre 2023. "Nel periodo in esame il valore è probabilmente riconducibile a un primo incremento del tasso ipotecario di riferimento dal 2 giugno 2023 e a un secondo dal 2 dicembre 2023", precisa il comunicato. L'86,2% (8027) delle procedure riguardanti l'aumento dell'affitto si sono concluse con un accordo fra le parti. Sempre a livello nazionale, il secondo motivo di controversia delle procedure di conciliazione concluse è costituito dalle disdette ordinarie del contratto (8,6%, ossia 2247 casi), mentre il terzo dalle domande di pagamento (7,3%, ossia 1912 casi).

