
Sopprimere degli esemplari sani, con il solo obiettivo di una migliore gestione della specie, è moralmente etico? Una domanda che ci siamo posti dopo esserci imbattuti in un post Instagram dello Zoo di Zurigo, nel quale viene annunciato l’abbattimento, avvenuto la scorsa settimana, di dieci babbuini Gelada di diverse età provenienti da vari gruppi-harem nell’habitat dei Monti Semien. «Il prelievo è avvenuto per ragioni di gestione delle specie, con l’obiettivo di contribuire nel lungo periodo alla stabilità della popolazione», spiegano, sottolineando che si tratta di una pratica ormai consolidata da diversi anni. Ma cosa vuol dire esattamente «gestione delle specie»? Lo zoo ha fornito una spiegazione che non ha tuttavia convinto né l’opinione pubblica né diverse associazioni animaliste, alcune delle quali hanno già preso posizione. «Per garantire popolazioni sostenibili e sane negli zoo, la gestione delle specie — cioè l’abbattimento conforme alle norme sul benessere animale di esemplari sani che, dal punto di vista genetico, non sono più rilevanti per la riproduzione e quindi per la conservazione della popolazione di riserva, e per i quali non si trova una collocazione adeguata — è considerata indispensabile».
Peta Germania annuncia una denuncia penale
Spiegazioni che non sono piaciute agli utenti dei social, i quali hanno commentato il post con frasi quali «Questa non è protezione delle specie - è un problema strutturale dell'intera industria zoo! Questo è in chiara contraddizione con il benessere degli animali ed è semplicemente irresponsabile», ma anche «Incredibile!!!!! Mai più visiterò Zoo Zurigo!» oppure «Uccidere animali sani dimostra l'assurdità degli zoo». Ma la presa di posizione più dura l’hanno presa le associazioni tedesche Pro Wildlife e Peta Germania. Quest’ultima ha infatti deciso di sporgere denuncia penale contro lo Zoo di Zurigo. «Dopo il massacro di primati allo zoo di Norimberga nell’estate 2025, ora anche lo Zoo di Zurigo dimostra che la comunità degli zoo sembra essersi trasformata in un vero e proprio macello di animali selvatici: le cosiddette «uccisioni di esubero» vengono praticate in modo sempre più offensivo e probabilmente si vuole renderle socialmente accettabili per tutte le specie animali. […] Presenteremo quindi una denuncia penale.»
Pro Wildlife: «In chiaro contrasto con la protezione degli animali»
Dal canto suo, Pro Wildlife (organizzazione internazionale per la conservazione delle specie) ha dapprima commentato il post dello Zoo – un commento che è stato successivamente cancellato – per poi prendere posizione direttamente sul suo profilo con un post dedicato redatto dall’esperta di zoo Laura Zodrow, in cui paragonano dapprima, proprio come PETA, la situazione di Zurigo con quanto avvenuto lo scorso anno a Norimberga. «Animali sani devono morire perché gli zoo continuano a far riprodurre gli esemplari senza avere un piano su dove collocare la prole. Questo è in chiaro contrasto con la protezione degli animali e non ha nulla a che vedere con la conservazione delle specie.» La presa di posizione prosegue poi sottolineando che «quello che può sembrare un caso isolato è in realtà un problema sistematico del settore zoologico: gli zoo continuano ad allevare senza sapere dove mettere gli animali. Quando lo spazio diventa insufficiente, gli animali devono morire. Lo abbiamo già visto l’anno scorso a Norimberga, dove il Tiergarten ha abbattuto babbuini della Guinea sani. All’epoca Pro Wildlife ha presentato una denuncia penale – e ora critica duramente anche il caso di Zurigo». E per l’organizzazione, l’argomento della conservazione delle specie «qui non regge: le popolazioni di riserva negli zoo hanno senso solo se esistono veri programmi di reintroduzione in natura. Per i Gelada questi programmi non esistono. La vera conservazione nasce nell’habitat degli animali – attraverso la protezione degli ecosistemi e il lavoro con le comunità locali. Non tramite un allevamento incontrollato dietro le sbarre».
La presa di posizione di WWF
Da noi contattato, WWF Svizzera ha a sua volta affermato che «la soppressione di animali – specialmente di individui sani – tocca profondamente molte persone, e chiedersi se sia etico e/o necessario è assolutamente comprensibile». L'Organizzazione per la protezione dell'ambiente e delle specie riconosce inoltre che gli zoo ben gestiti «possono contribuire alla conservazione delle specie attraverso programmi di riproduzione coordinati internazionalmente, ricerca e attività educative». Per l'associazione è infatti «fondamentale che gli zoo siano impegnati nella protezione delle specie minacciate e rispettino elevati standard di benessere animale, non che servano all'intrattenimento». Tuttavia, sul tema specifico del benessere animale ci spiegano che, non essendo gli esperti di riferimento e non essendo stati coinvolti nelle decisioni dello Zoo di Zurigo, «non possiamo quindi esprimere un giudizio definitivo su questa decisione». Ciononostante, condividono come altre associazioni «l'aspettativa che gli zoo organizzino le loro strategie di riproduzione e gestione per evitare il più possibile situazioni di questo tipo – attraverso pianificazione preventiva delle popolazioni, condizioni di gestione adeguate e verifica sistematica di alternative». Per il WWF la priorità assoluta è la protezione degli animali nei loro habitat naturali. «Gli zoo possono integrare questa protezione, ma non sostituirla. Non tutte le specie sono adatte alla gestione in zoo, e il WWF rifiuta forme di detenzione che non rispettano le esigenze specifiche degli animali».
Alternative alla soppressione
WWF Svizzera ci ha infine spiegato che esiste il progetto di reintroduzione dei bisonti europei, al quale ha contribuito anche lo zoo di Basilea. «Resta però la nostra assoluta priorità, che le varie specie vengano salvaguardate prima che spariscano, visto che i progetti di reintroduzioni sono molto costosi e richiedono tantissimo tempo per poter dire di aver avuto successo».

