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Svizzera
L'MPC avrà accesso alle agende dell'ex segretario FIFA
L'MPC avrà accesso alle agende dell'ex segretario FIFA
L'MPC avrà accesso alle agende dell'ex segretario FIFA
Redazione
7 anni fa
Il Tribunale federale ha respinto l'obiezione di Urs Linsi. I suoi scritti non avranno segreti per la Procura federale

Le agende private 2004 e 2005 di Urs Linsi, segretario generale della Fifa tra il 2002 e il 2007, non avranno più segreti per il Ministero pubblico della Confederazione (MPC). Il Tribunale federale ne ha consentito la consultazione alla Procura federale, che ha in cantiere diverse inchieste riguardanti la Federazione internazionale di calcio.

Nel novembre 2016 l'MPC aveva condotto una perquisizione nel domicilio bernese di Linsi, attualmente indagato per amministrazione infedele, truffa, appropriazione indebita e riciclaggio di denaro nell'ambito di un procedimento relativo all'assegnazione dei mondiali di calcio in Germania nel 2006. Una quarantina di elementi di prova erano stati posti sotto sigilli.

Il Tribunale dei provvedimenti coercitivi (TMC) del canton Berna aveva in seguito deciso che le agende private per gli anni 2004 e 2005 fossero sottoposte a una cernita giudiziaria prima di essere consegnate alle autorità istruttorie.

All'inizio di quest'anno, i sigilli sono stati tolti per l'integralità delle due agende. Linsi ha tuttavia presentato ricorso contro la decisione, sostenendo che una cernita non poteva concludersi con la comunicazione della totalità del contenuto.

In una sentenza pubblicata oggi il Tribunale federale (TF) respinge la sua obiezione: la cernita - afferma - non deve necessariamente sfociare nell'eliminazione di certi elementi, o di una parte del loro contenuto. La misura significa semplicemente che una autorità giudiziaria consulta il documento e può scartarne elementi che non presentano interesse per l'inchiesta.

Secondo l'alta corte di Losanna, il TMC non è neppure tenuto a procedere a una perizia grafologica per identificare gli autori di eventuali annotazioni che fossero state inserite a posteriori nelle agende. Un simile intervento si impone soltanto in condizioni particolari che nella fattispecie non sono presenti.

Note di un avvocato

Il TF non ha considerato neppure l'eventuale violazione del segreto professionale dell'avvocato, sostenuta dal ricorrente. Secondo Urs Linsi, che compirà i 70 anni a fine giugno, le agende conterrebbero note iscritte dal suo rappresentante legale per preparare l'ex segretario generale della Fifa a un interrogatorio nel 2016. Il TMC ha giudicato la spiegazione credibile e ha tolto tutte quelle che figuravano su "post-it" prima di trasmettere le agende all'MPC.

Per i giudici federali, il ricorrente doveva indicare concretamente quali note fossero state apposte dall'avvocato: Linsi non poteva accontentarsi di affermare che le sue agende contenevano molto verosimilmente tali osservazioni e concluderne che tutte le iscrizioni fossero coperte dal segreto d'avvocato.

Con una sentenza datata 3 maggio, il TF aveva già dato accesso ad estratti dell'agenda elettronica di Linsi per gli anni 2004 e 2005.

Competenza della Svizzera

La corte ha confermato anche la competenza dell'MPC nell'indagine, filone elvetico di un'inchiesta avviata dalla procura tedesca di Francoforte sui sospetti di corruzione legati all'assegnazione della Coppa del mondo di calcio 2006 alla Germania da parte della Fifa.

Il TF sottolinea che i legami con la Svizzera sono evidenti. Una presunta somma delittuosa di 6,7 milioni di euro, di dubbia origine e dubbia destinazione, è infatti pervenuta dalla Germania su due conti in Svizzera, in una transazione dai contorni che l'inchiesta dovrà chiarire e nella quale cui Linsi sarebbe stato coinvolto quando era segretario generale della Fifa a Zurigo.

Fra gli indagati in Germania figurano l'ex presidente del comitato d'organizzazione del Mondiale 2006, Franz Beckenbauer, il vicepresidente del comitato, Horst Rudolf Schmidt, nonché gli ex presidenti della DFB, Theo Zwanziger e Wolfgang Niersbach. La vicenda era stata rivelata il 16 ottobre 2015 dal settimanale tedesco "Der Spiegel", secondo cui il comitato di candidatura tedesco costituì una "cassa nera" per comprare voti.

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