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Svizzera
"L'Italia non criminalizzi la Svizzera"
Redazione
17 anni fa
La consigliera federale Leuthard ieri a Roma ha chiesto al ministro italiano Scajola l'uscita della Svizzera dalla lista nera italiana

Il Consiglio federale vuole concludere i negoziati con l’Italia sulla doppia imposizione e risolvere la vertenza legata allo scudo fiscale. Ma pone una condizione: non essere criminalizzata da parte delle autorità italiane. E’ la dichiarazione fatta alla stampa dalla consigliera federale Doris Leuthard, ieri a Roma, dopo l’incontro con il ministro italiano dello sviluppo economico Claudio Scajola. “È giusto che il governo italiano voglia far emergere capitali sfuggiti alla legalità” ha spiegato la ministra “ma le posizioni dei nostri due paesi divergono sul metodo per arrivare a questo obiettivo”. La consigliera ha poi aggiunto che la Svizzera “non è un paradiso fiscale: è uscita dalla lista grigia dell’Ocse” e per questo ora “deve uscire anche dalla lista nera dell’Italia”. La Leuthard, come già mercoledì il presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz, ha riaffermato la volontà elvetica di evitare un “escalation” del contenzioso e ha sottolineato i buoni rapporti economici che intercorrono fra i due paesi. Intanto, accanto alla task-force federale istituita dal ministro delle finanze Hans-Rudolph Merz, e della quale fa parte il ticinese Renzo Respini, sarà creato anche un gruppo di lavoro insubrico. Scajola, ha ieri assicurato alla Leuthard il proprio impegno per favorire la collaborazione con le aziende svizzere e ha annunciato che l'Istituto nazionale italiano per il commercio estero si occuperà “dell'organizzazione nelle principali città del Ticino, di eventi per valorizzare la cooperazione nel settore delle infrastrutture in vista dell'Expo Universale 2015 di Milano". Da parte italiana, tuttavia, di concessioni sugli accordi non ne sono giunte e voci sempre più insistenti parlano addirittura di un possibile quarto scudo fiscale, dopo che Tremonti avrà finito di contabilizzare i rientri di capitale da quello attualmente in corso. Fra gli osservatori svizzeri regna scetticismo sulle reali capacità del Consiglio federale di negoziare con la vicina penisola.

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