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Consiglio degli Stati
"L'imposizione minima delle multinazionali andrebbe posticipata al 2025"
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Keystone-ats
3 anni fa
È la raccomandazione formulata dalla Commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio degli Stati (CET-S) al Consiglio federale. Il progetto sull'imposizione minima delle multinazionali voluto dall'OCSE è stato accolto in votazione popolare lo scorso 18 di giugno.

L'entrata in vigore della nuova ordinanza sull'imposizione minima delle multinazionali, prevista per l'inizio del 2024, dovrebbe essere posticipata di almeno un anno. È la raccomandazione formulata dalla Commissione dell'economia e dei tributi del Consiglio degli Stati (CET-S) al Consiglio federale. A motivo di questa decisione, la CET-S indica che il numero degli Stati disposti a introdurre l'imposizione minima dall'anno prossimo sembra essere inferiore rispetto a quanto inizialmente previsto, sottolinea una nota odierna dei servizi parlamentari. Per la commissione si tratta insomma di "tenere conto della mutata situazione nell'interesse delle imprese svizzere".

La votazione del 18 giugno 2023

Il progetto sull'imposizione minima delle multinazionali voluto dall'OCSE è stato accolto in votazione popolare lo scorso 18 di giugno. Grazie a questo voto positivo, il Consiglio federale prevede di introdurre l'imposta integrativa per il tramite di un'ordinanza a partire dal 2024 a seconda degli sviluppi negli altri Stati; l'intenzione è quella di fare in modo che entri in vigore contemporaneamente in Svizzera a nell'UE. La raccomandazione odierna della CET-S incoraggia il governo a posticipare l'entrata in vigore di questo balzello. La riforma portata avanti dell'OCSE e del G20 prevede un'aliquota fiscale di almeno il 15% a livello mondiale. Verrebbe applicata agli utili dei gruppi il cui fatturato supera i 750 milioni di euro. Nella Confederazione sono interessate alcune centinaia di società svizzere e diverse migliaia di filiali di gruppi stranieri.

Cosa prevede il progetto

Il progetto prevede che la Svizzera introduca un'imposta supplementare che copra la differenza tra l'attuale aliquota, che nella maggior parte dei cantoni è inferiore al 15%, e l'imposta minima. Il 75% dei fondi incassati in più andrebbe ai Cantoni interessati e il 25% alla Confederazione. Ai fini della riscossione della nuova imposta integrativa, il Consiglio federale prevede di istituire uno "sportello unico" dove l'unità economicamente più importante di un gruppo di imprese verserà l'imposta al Cantone di residenza per tutte le unità in Svizzera. Le autorità di quest'ultimo Cantone verseranno poi la loro quota alla Confederazione e ai Cantoni in cui risiedono le altre unità operative.

Economiesuisse preoccupata

In un comunicato odierno, Economiesuisse ha espresso preoccupazione per i progressi di questa riforma a livello internazionale. A suo avviso, Paesi come gli Stati Uniti, la Cina, l'India e l'Arabia Saudita non hanno finora intrapreso alcuna iniziativa per attuare la riforma fiscale. Se la Svizzera dovesse introdurre troppo presto l'imposta minima, perderebbe un vantaggio competitivo in termini di tassazione degli utili, sottolinea l'organizzazione.