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Svizzera
L’identità elettronica privata non passa
Foto Shutterstock
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Keystone-ats
5 anni fa
Una grande maggioranza degli svizzeri ha deciso di non approvare la legge che delega ai privati la creazione di un sistema per l’identità elettronica

Gli svizzeri non vogliono che siano imprese private a fornire l’identità elettronica. Stando alle tendenze elaborate dell’istituto gfs.bern per conto della SSR, la legge verrebbe chiaramente bocciata dal 65% dei votanti. Dopo lo spoglio del 95% delle schede, il 69% dei ginevrini si è opposto alla proposta come pure il 65% dei vodesi e il 63% degli zurighesi. Anche a Basilea Città il 70% dei votanti ha detto no. A Sciaffusa, dove i risultati sono definitivi, il testo è stato bocciato dal 68%.

Ora la Confederazione dovrà rielaborare il progetto, approvato a larga maggioranza dal precedente parlamento nel settembre 2019. La legge era destinata a semplificare la vita dei cittadini. Prevedeva l’introduzione di un identificatore unico, certificato dallo Stato, in sostituzione nei numerosi nomi di utenti e parole chiave che vengono utilizzati in rete.

L’utilità di una e-ID non è contestata, è la gestione da parte di aziende private che ha suscitato aspre critiche. Il referendum è stato lanciato da Società Digitale, dall’organizzazione svizzera Campax, dalla piattaforma We collect e dall’associazione Public Beta e sostenuto da Ps, Verdi liberali, Verdi, Unione sindacale svizzera (Uss), Travail.Suisse e diverse organizzazioni degli anziani.

A loro avviso la gestione privata è ancor più problematica perché in futuro l’e-ID potrebbe servire come base per la creazione di un passaporto digitale a tutti gli effetti. I contrari hanno inoltre espresso timori sull’utilizzo dei dati da parte dei privati.

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