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Giustizia
Libera una volpe ferita da una rete, ma finisce sotto processo: assolto
© Shutterstock
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Redazione
un'ora fa
Dopo aver soccorso una volpe ferita rimasta impigliata in una rete, l’uomo era stato accusato di maltrattamento di animali per non aver avvisato le autorità – Alla fine il Tribunale gli ha dato ragione

Aveva soccorso una giovane volpe rimasta intrappolata in una rete elettrificata da pascolo, ma si è ritrovato al centro di un processo per maltrattamento di animali. La vicenda è avvenuta a Meilen, nel Canton Zurigo, dove il 53enne è stato infine assolto dal tribunale distrettuale.

Cosa è successo

I fatti, riporta il Tages-Anzeiger, risalgono a circa un anno fa, quando una donna aveva notato una giovane volpe ferita e bloccata in una rete da pascolo. L’animale, nel tentativo di liberarsi, aveva riportato profonde ferite a una zampa anteriore e a una posteriore. La donna aveva quindi avvisato il fratello, che vive nelle vicinanze, il quale ha tagliato la rete con un coltello e una cesoia da giardino, permettendo alla volpe di allontanarsi zoppicando. Quattro giorni dopo, lo stesso uomo aveva trovato una volpe morta poco distante dal luogo dell’incidente.

Soccorritore e agricoltore finiscono nel mirino della giustizia

La vicenda ha avuto strascichi giudiziari. Secondo il Ministero pubblico, si trattava probabilmente dello stesso animale. Per questo motivo non solo l’agricoltore proprietario della rete – già condannato separatamente per aver installato il recinto in modo non conforme – ma anche l’uomo che aveva soccorso la volpe sono finiti nel mirino della giustizia. Secondo l'accusa l'uomo, che ha presentato denuncia contro l'agricoltore, avrebbe dovuto rendersi conto delle gravi condizioni dell’animale e informare immediatamente il guardiacaccia o la polizia, così da permettere cure veterinarie o, eventualmente, evitare ulteriori sofferenze all’animale. Nei suoi confronto la procura aveva chiesto una pena pecuniaria sospesa di dieci aliquote giornaliere da 120 franchi, oltre a una multa di 300 franchi.

Il rapporto di polizia non utilizzabile come prova

Il 53enne si è però difeso, sostenendo di aver semplicemente aiutato un animale in difficoltà. Il suo avvocato ha inoltre contestato la validità delle prove raccolte dalla polizia. Dopo l'episodio della volpe, il 53enne era stato infatti interrogato dalla polizia come semplice persona informata sui fatti. Poiché in seguito è stata presentata una denuncia, avrebbe dovuto essere sentito come imputato e informato preventivamente dei suoi diritti. Per questo motivo, secondo l’avvocato, il rapporto di polizia non avrebbe potuto essere utilizzato come prova.

La decisione del tribunale

Il tribunale gli ha infine dato ragione, assolvendo completamente l’uomo. La giudice ha stabilito che le dichiarazioni raccolte dalla polizia non potevano essere utilizzate come prova e ha inoltre sottolineato che l'uomo non era responsabile delle sofferenze della volpe. «La volpe non è stata messa da lei in quella situazione», ha dichiarato la giudice, aggiungendo che non si poteva imputargli il fatto di non aver avvisato il guardiacaccia. La sentenza non è ancora definitiva.