
L'industria svizzera potrebbe essere costretta a spostare posti di lavoro all'estero se dovessero saltare gli accordi bilaterali 1: la messa in guardia giunge da Peter Spuhler, numero uno della società ferroviaria Stadler Rail ed ex consigliere nazionale UDC, contrario all'iniziativa vinta dal suo partito in materia di immigrazione. "In Svizzera abbiamo elevati costi di produzione e un problema di tassi di cambio", ricorda Spuhler in un'intervista pubblicata sul "Tages-Anzeiger". "Se ora mettiamo ulteriori bastoni fra le ruote, come la disdetta dei bilaterali 1, può diventare realtà uno scenario" di delocalizzazione. "Noi - spiega l'imprenditore - abbiamo oltre 3000 dipendenti in Svizzera e due terzi della produzione elvetica finisce all'estero: questo mostra quanto l'accesso al mercato dell'Ue sia importante". Spuhler non è molto fiducioso riguardo alle chances di trovare una soluzione con l'UE in materia di libera circolazione. "L'UE ha paura di questo tema come il diavolo dell'acqua santa: sa perfettamente che in alcuni dei suoi stati una votazione popolare darebbe risultati analoghi. Se concede un trattamento speciale alla Svizzera, altri paesi vorranno contingentamenti o clausole speciali". Il prossimo appuntamento con le urne sarà in relazione all'iniziativa Ecopop, che secondo Spuhler va ancora molto oltre quella appena approvata dal popolo, perché impone contingenti fissi. "Questo sarebbe veleno per l'economia", dice convinto l'ex deputato turgoviese.
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