
A 30 giorni dalla votazione dell'8 febbraio sul rinnovo dell'accordo di libera circolazione delle persone con l'Ue e sulla sua estensione a Romania e Bulgaria l'esito rimane incerto: secondo il sondaggio della SSR SRG idée suisse, se si fosse votato la scorsa domenica il "sì" l'avrebbe spuntata con il 49%, il "no" sarebbe stato al 40%, mentre gli indecisi sarebbero l'11%. Il margine d'errore si situa attorno al +/-2,9%. L'indagine, effettuata fra il 22 dicembre e il 4 gennaio dall'istituto gfs.berna, rileva forti disparità tra le regioni linguistiche: nella Svizzera tedesca, le percentuali dei sostenitori (47%) e dei contrari (44%) praticamente si equivalgono, mentre gli indecisi sono ancora il 9%. In Romandia, invece, il vantaggio del "sì" (61%) sul "no" (23%) è più ampio. Risultato chiaro, ma in senso opposto, anche nella Svizzera italiana: il Ticino respinge infatti la libera circolazione con il 66% di "sì" e il 31% di "no". A livello di partiti, i sostenitori dei Verdi sono i più decisi a votare gli accordi bilaterali con il 71% di "sì". Seguono PLR (69%), PS (67%) e PPD (55%). Chiaramente contrario (70% di no) è invece l'elettorato UDC. Fra le persone non legate ai partiti il "sì" è al 52%, il "no" al 37%. Il comportamento di questo segmento di votanti potrebbe essere decisivo l'8 febbraio. Alle 1201 persone intervistate dal gfs.berna è stato chiesto anche quali siano i motivi che le spingono a votare pro o contro la libera circolazione delle persone: il 55% ha risposto che la Svizzera ha bisogno degli accordi bilaterali con l'Ue per motivi economici (il 35% è contraria per le stesse ragioni). Il 51% voterebbe "sì" a causa della cosiddetta "clausola ghigliottina" che, in caso di rifiuto il prossimo 8 febbraio, farebbe cadere l'insieme degli accordi bilaterali (il 38% degli interrogati non sono invece d'accordo con questo argomento). Per il fronte del "no", i motivi trainanti sono la paura dell'invasione dei salariati stranieri, che toglierebbero il posto di lavoro alle Svizzere e agli Svizzeri (50%) e l'aumento della criminalità legata all'estensione degli accordi a Romania e Bulgaria (49%). Il 55% di chi voterebbe "no" alle urne ritiene infine che non sia stato democratico unire il rinnovo e l'estensione dell'accordo in un solo pacchetto. I risultati del sondaggio, rileva ancora l'istituto gfs.berna, sono molto simili a quelli scaturiti da un'indagine analoga effettuata a sei settimane dalla votazione del 25 settembre 2005 sull'estensione della libera circolazione delle persone agli allora dieci nuovi Stati membri. In quell'occasione, i favorevoli erano il 49%, i contrari il 36% e gli indecisi il 15%. L'esito dello scrutinio fu di 56% pro e 44% contro l'estensione degli accordi bilaterali. Allora, come oggi, gli argomenti economici furono decisivi, anche se la situazione congiunturale era nel 2005 nettamente più propizia rispetto a quella odierna, conclude il gfs.berna. ATS
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