
La stragrande maggioranza dei datori di lavoro attivi in Svizzera rispetta le norme salariali e le condizioni di lavoro in vigore. Lo ha reso noto oggi la Segreteria di Stato dell'economia (SECO), presentando il bilancio 2008 relativo all'attuazione delle misure d'accompagnamento alla libera circolazione delle persone. Di tutt'altra opinione l'Unione sindacale svizzera (USS) che ha chiesto più controlli per combattere le infrazioni. Secondo le indicazioni fornite dai cantoni e dalle commissioni tripartite, l'8% delle aziende distaccanti, cioè le ditte straniere controllate che eseguono temporaneamente anche lavori in Svizzera, ha offerto salari inferiori a quelli usuali nel luogo e nel ramo o ha violato le disposizioni salariali. La SECO precisa in un comunicato che questo "debole tasso è rimasto invariato" rispetto al 2007, nonostante l'aumento dei controlli. Il dumping salariale praticato dai datori di lavoro elvetici è sceso dall'8% nel 2007 al 4% lo scorso anno. Nettamente più elevate sono invece le percentuali concernenti le infrazioni alle disposizioni salariali segnalate dalle commissioni paritetiche, che controllano i settori dotati di contratti collettivi di lavoro (CCL) e il rispetto dei salari minimi fissati. Dai controlli risulta che il 19% delle aziende estere ha violato le condizioni previste dai CCL, ossia il 17% in meno rispetto al periodo 2006/07. Per contro, il tasso di infrazioni fra i datori di lavoro svizzeri è aumentato dal 18% al 26%. Secondo la SECO questo è dovuto al fatto che le imprese elvetiche sono sottoposte a controlli dettagliati effettuati generalmente quando vi sono già elementi di sospetto concreti. La maggior parte delle sanzioni, come già in passato, riguardano mancanze nella procedura di notifica. Per questa ragione 1426 aziende (2011 persone) sono state ammonite e 1143 (1708 persone) multate. I cantoni inoltre hanno vietato la possibilità di lavorare a 81 imprese che non hanno pagato le multe per infrazioni all'obbligo di notifica. Secondo i dati forniti dalla maggior parte delle autorità cantonali, il 90% o più delle multe viene pagato. Le commissioni paritetiche indicano invece che soltanto il 50% delle multe risulta effettivamente versato. La quota elevata di tentativi di conciliazione andati a buon fine (63% per le aziende distaccanti e 86% per i datori di lavoro svizzeri) mostra che in generale le aziende si impegnano a rispettare le prescrizioni, afferma il Seco. Le aziende estere ispezionate sono state 14'762, pari a un aumento del 33%. I lavoratori stranieri controllati sono stati 29'576, quasi la metà di tutti quelli che opera in Svizzera e il 21% in più rispetto al 2006/07. Le verifiche presso i datori di lavoro svizzeri invece sono leggermente diminuite (-1%). Il numero delle persone controllate è però aumentato salito 60'793, ossia del 30%. Come nel periodo 2006/07, gli sipettori hanno verificato più spesso le aziende straniere dei rami accessori dell'edilizia (9944 controlli, 67,4% di tutte le aziende distaccanti controllate), dell'industria manifatturiera (1592 controlli, 10,8%) e dell'edilizia (1288 controlli, 8,7%). La SECO sottolinea che questi risultati "premettono di giungere alla conclusione che le misure d'accompagnamento sono efficaci". L'attuazione da parte dei cantoni/commissioni tripartite e delle commissioni paritetiche è costantemente ottimizzata e sono effettuati controlli a tappeto. Sempre secondo la SECO, il rispetto delle condizioni salariali e lavorative è imposto mediante gli appositi strumenti. Per l'USS invece i controlli andrebbero aumentati visto che il tasso di infrazioni salariali (14 infrazioni ogni 100 aziende) non è calato dagli anni 2006/2007. La situazione è addirittura peggiorata per quanto riguarda i datori di lavoro svizzeri, precisa un comunicato. Per l'USS la situazione è particolarmente preoccupante nei settori "sanità e azione sociale" e "parrucchieri a istituti di bellezza". Inoltre, fa notare la centrale sindacale, sono aumentate nettamente le aziende
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