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Svizzera
Libera circolazione: immigrazione controllata e secondo necessità
Redazione
18 anni fa

La libera circolazione delle persone, in vigore dal primo giugno del 2002, non ha sollevato problemi di rilievo: l'immigrazione si è svolta in modo controllato e in funzione delle necessità dell'economia svizzera. In generale, i lavoratori indigeni non sono stati lesi, sebbene vi siano alcuni problemi. A tre giorni dalla sessione straordinaria del Consiglio degli Stati, che sarà chiamato lunedì a occuparsi della proroga dell'Accordo di libera circolazione (ALCP) con l'Unione europea (UE) e la sua estensione a Romania e Bulgaria, la Segreteria di Stato dell'economia (SECO) ha presentato oggi un nuovo bilancio positivo sull'apertura del mercato del lavoro elvetico. Il quarto rapporto dell'Osservatorio della libera circolazione delle persone, che concerne il periodo dal giugno del 2002 al 31 dicembre 2007, ha cercato di individuare eventuali sviluppi controproducenti dell'apertura del mercato del lavoro, ma non ne ha trovati, ha sottolineato il segretario di Stato e direttore della SECO Jean-Daniel Gerber. Secondo il documento dell'Osservatorio, realizzato in collaborazione con gli Uffici federali della migrazione (UFM), di statistica (UST) e delle assicurazioni sociali (UFAS), nel periodo in rassegna l'immigrazione europea ha registrato un'evoluzione conforme alle necessità dell'economia svizzera, favorendo la crescita. I costi supplementari delle assicurazioni sociali sono stati nettamente meno importanti del previsto. Dal rapporto risulta che a emigrare dagli Stati dell'UE verso la Svizzera sono soprattutto persone più qualificate. Secondo la SECO, non è stato possibile stabilire eventuali effetti negativi sul livello degli stipendi dei lavoratori indigeni o un dumping salariale da parte dei datori di lavoro elvetici. Il tasso di disoccupazione è diminuito grazie a una congiuntura favorevole. Dall'entrata in vigore dell'ALCP, l'immigrazione netta (saldo migratorio) in provenienza dall'UE è aumentata, mentre è diminuita quella proveniente da Stati terzi. Questa tendenza - si afferma nel rapporto - è conforme agli obiettivi della Confederazione in materia di politica degli stranieri. Come finora, l'Osservatorio ammette tuttavia che la situazione va considerata con sfumature a seconda delle regioni. In particolare, non si può escludere che l'accresciuta offerta di manodopera abbia frenato il calo della disoccupazione nelle regioni di frontiera, come nella Svizzera romanda o in Ticino. In queste zone lavoratori relativamente poco qualificati hanno pure approfittato della libera circolazione, ciò che potrebbe aver aumentato la pressione sulle domande di lavoro locali. ATS

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