
Al termine di un lungo dibattito, protrattosi anche nel pomeriggio, gli Stati hanno accolto per 24 voti a 15 e due astenuti la "Lex Usa", la normativa urgente elaborata dal Consiglio federale per agevolare la ricerca di una soluzione nella vertenza che oppone alcune banche elvetiche al fisco americano. Il dossier passa al Nazionale, che ne discuterà il 18 di giugno. Domani si terrà la seduta della sua commissione preparatoria che dovrà formulare una raccomandazione al plenum.La discussione particolareggiata, culminata col voto positivo dei "senatori", è stata preceduta da un lungo dibattito di entrata in materia per il quale si sono annunciati 20 oratori. Quest'ultimi hanno sviscerato in lungo in largo vantaggi e svantaggi della legge urgente benché il presidente della Camera Filippo Lombardi (PPD/TI) li abbia esortati a non dilungarsi troppo "visto che il dossier deve essere liquidato oggi". Visto il dilatarsi degli interventi, Lombardi è stato costretto a prolungare la seduta nel pomeriggio privando i "senatori" della consueta uscita col proprio gruppo. Durante la discussione sono mancate espressioni forti, talvolta colorite, per descrivere la situazione delicata in cui si trovano alcune banche nonché il parlamento, chiamato ad approvare in urgenza una legge che di fatto sospende per un anno il diritto elvetico su alcuni aspetti. Per il relatore della commissione dell'economia e dei tributi (CET-S), Konrad Graber, "si tratta di scegliere tra la peste e il colera". Per il consigliere agli stati This Jenny (UDC/GL) "dobbiamo ingoiare questo rospo". Per giustificare il suo assenso alla legge onde evitare le conseguenze negative su posti di lavoro e piazza finanziaria in caso di un no parlamentare, Jenny ha detto di essere "disposto anche a calare le braghe, benché non si tratti certo di un bel vedere, per salvare la mia azienda". I fautori del progetto governativo - PPD, Verdi, BDP, alcuni PS, PLR e un UDC - hanno sottolineato i vantaggi della legge urgente che darà ad alcune banche l'occasione di normalizzare una volta per tutte le relazioni con la giustizia americana, e a quelle poco o punto coinvolte in pratiche illecite di provare la propria estraneità. Si tratta anche di preservare la reputazione della piazza finanziaria svizzera e i posti di lavoro connessi hanno sostenuto alcuni oratori, sottolineando le conseguenze probabilmente negative di eventuali procedure penali negli Stati Uniti. Per la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf non è possibile lasciare che le banche se la sbrighino da sole obbligandole in pratica a violare il diritto svizzero. La soluzione proposta dal Governo dà un quadro legale alla cooperazione con gli Stati Uniti, non obbliga il Consiglio federale a far capo al diritto di necessità né ad approvare a posteriori l'invio di dati sui clienti come accaduto con l'UBS. I "senatori" contrari alla normativa urgente hanno contestato la necessità di sospendere il diritto elvetico, quando a loro avviso la vertenza fiscale potrebbe invece essere risolta in modo autonomo dal Consiglio federale facendo capo alle norme vigenti. Ciò è tanto più vero in quanto il Governo conosce i dettagli dell'offerta americana alle banche, hanno sostenuto alcuni. Diversi "senatori" hanno sottolineato l'impossibilità di approvare una legge, e quindi il programma offerto alle banche dal Dipartimento di giustizia americano, senza conoscerne il contenuto né le conseguenze per le banche, specie per quanto attiene all'ammontare delle ammende che potrebbero dover pagare. Altri "senatori" hanno posto l'accento sulla necessità di preservare la credibilità del parlamento, lo stato di diritto e, in ultima analisi, la sovranità della Confederazione. "Non possiamo piegarci ai ricatti degli Stati Uniti", ha affermato Peter Föhn (UDC/SZ). Se cediamo su questo punto, altri pae
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