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Politica
Lex Ubs, partiti divisi su norme e lobbismo
Redazione
19 ore fa
Dopo il botta e risposta tra il Ceo dell'istituto Sergio Ermotti e la ministra Karin Keller-Sutter, il parere della politica. Farinelli: «Mai sentita la pressione, giusto ponderare tutti gli interessi». Riget: «Il rischio di ingerenze nel dibattito è reale».

«Nessuna minaccia al Parlamento ma partecipare al dibattito è un nostro diritto». Così questa mattina il Ceo di Ubs Sergio Ermotti ha risposto alle accuse di lobbismo mosse ieri dalla ministra Keller-Sutter, intervistata dal Blick in merito alle nuove regole bancarie ora al vaglio del Legislativo. Proposte che già dividono: giudicate sproporzionate dalla destra, insufficienti dalla sinistra, per il centro politico sarà importante soppesare tutti gli interessi in gioco.

Farinelli: «Necessario un equilibrio, mai sentita la pressione»

«Qualcosa bisognerà fare, dopo il caso Credit Suisse il Parlamento ha subito auspicato un intervento normativo», premette il consigliere nazionale del PLR Alex Farinelli, secondo cui «occorrerà però trovare un equilibrio tra la competitività del sistema finanziario, fondamentale per il nostro paese, e la sicurezza del sistema stesso». Quanto al lobbismo sollevato da Karin Keller-Sutter, Farinelli rassicura: «Mai sentita la pressione, penso che il Legislativo saprà decidere con coscienza cosa è meglio per il paese». In ogni caso, il deputato puntualizza: «È chiaro che, su decisioni così importanti, chi si sente toccato cerca di far valere le sue ragioni».

Riget: «Il lobbismo va vietato»

Di tutt’altro avviso la sinistra. Per il Partito socialista, rappresentato dalla collaboratrice della copresidenza nazionale Laura Riget, i timori legati al lobbismo della banca sono fondati e non vanno sottovalutati. «I partiti di centro destra ricevono cifre importanti sotto forma di donazioni da parte di Ubs», dichiara. Pertanto, continua, «il rischio di ingerenze è reale e il lobbismo va vietato». Anche perché il PS ritiene le proposte governative sul tavolo, in primis l'aumento di fondi propri per le filiali estere, insufficienti. 

Timori sulla competitività

Tra le voci critiche alle nuove norme concepite dal Consiglio federale, con motivazioni diverse, figurano inoltre associazioni bancarie ed economiche, così come alcuni Cantoni, Ticino compreso. Il timore diffuso è che un ulteriore inasprimento delle regole possa compromettere la competitività dell’istituto, con possibili ripercussioni sull’intera economia svizzera. Per Farinelli sarà dunque importante parlare con tutte le parti in causa per trovare soluzioni ragionevoli. «Quello che rende competitiva la piazza finanziaria, e a dirlo sono anche esperti del settore, è la stabilità del sistema», replica invece Riget.