
L'"accaparramento" fra cantoni di nuove imprese tramite agevolazioni fiscali dev'essere vietato nell'ordinanza sulla "Nuova politica regionale" (NPR). Lo chiedono al Consiglio federale sette cantoni svizzerotedeschi, guidati da Zurigo e Zugo. La cosiddetta "Lex Bonny" - sostengono - deve limitarsi a promuovere l'insediamento di imprese straniere in regioni elvetiche economicamente svantaggiate. In una conferenza stampa oggi a Zurigo, i cantoni di Argovia, Zurigo, Basilea Città e Campagna, Svitto, Zugo e Nidvaldo hanno criticato la regolamentazione attuale, il decreto federale "in favore delle zone di rilancio economico", noto come "Lex Bonny" (dal nome dell'ex direttore dell'Ufficio federale delle arti e mestieri e del lavoro, Jean-Pierre Bonny), che dev'essere integrata all'inizio del 2008 nella Nuova politica regionale (NPR) della Confederazione. La "Lex Bonny", uno strumento risalente agli anni Settanta, nel corso degli anni è stata annacquata, ha affermato il capo del dipartimento zughese dell'economia Matthias Michel. La prassi attuale, ha spiegato, permette il trasloco di imprese all'interno della Svizzera al solo scopo di sfruttare gli sgravi fiscali previsti. Secondo i sette cantoni, le imprese che cambiano sede all'interno del paese non devono più ottenere in futuro agevolazioni per quanto riguarda l'imposta federale diretta. E la durata prevista di 10 anni durante i quali le imprese neoinsediate sono esentate dall'IFD non dovrebbe essere più prorogata sine die come avviene attualmente. Inoltre le regioni che già profittano della vicinanza a centri urbani non dovrebbero più poter attirare imprese con agevolazioni fiscali supplementari. Ciò conduce a sterili distorsioni della concorrenza, affermano. ATS
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