
La decisione del Consiglio federale di fine 2021 di estendere il certificato Covid-19 era appropriata e non ha violato la Costituzione federale. Lo afferma un rapporto pubblicato oggi dalla Commissione della gestione del Consiglio nazionale. Il 17 dicembre 2021, il Consiglio federale aveva deciso di estendere il certificato sanitario in modo che le aree pubbliche al chiuso fossero accessibili solo alle persone vaccinate contro il coronavirus, o guarite. Essere in possesso di un test negativo non era più sufficiente.
Veementi discussioni
Durante la pandemia, questa e altre restrizioni hanno suscitato dibattiti molto accesi nell'opinione pubblica. Le Commissioni della gestione delle Camere federali hanno ricevuto diverse richieste di chiarimento. La CdG-N, esercitando il suo ruolo di alta vigilanza parlamentare, ha così deciso di approfondire la questione e di esaminare un caso concreto: la citata decisione dell'Esecutivo di estendere il certificato Covid-19. Basandosi su questo esempio specifico, nel rapporto la Commissione dice di aver esaminato in che modo le autorità federali competenti - ossia il Dipartimento dell'interno (DFI), l'Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) e l'Ufficio federale di giustizia (UFG) - hanno accertato il rispetto della Costituzione. Le restrizioni dei diritti fondamentali sono infatti ammissibili unicamente se hanno una base legale, sono giustificate da un interesse pubblico e sono proporzionate allo scopo.
Le motivazioni
Se per la CdG-N è "innegabile" che l'estensione del Covid-pass abbia prodotto una restrizione significativa dei diritti fondamentali, è altresì vero che "in questo frangente, alla luce delle conoscenze disponibili all'epoca e del contesto particolare della pandemia, il DFI, l'UFSP e l'UFG abbiano provveduto adeguatamente al rispetto dei criteri costituzionali". Insomma, per la commissione "non vi sono indizi che suggeriscano, sotto il profilo dell'alta vigilanza, inadempienze fondamentali nella gestione da parte della autorità competenti". Inoltre, l'estensione del certificato Covid si fondava su una base legale sufficiente della Legge sulle epidemie (LEp). Per la Commissione è importante che la legge lasci al Consiglio federale un certo margine discrezionale sulle misure da adottare. Cionondimeno, la commissione ritiene che da questo caso si possano trarre alcuni insegnamenti di carattere generale applicabili alle crisi future. La Commissione si chiede ad esempio se non sarebbe stato opportuno aggiungere nella legge, nel corso del 2021, una disposizione che menzionasse in modo più esplicito l'oggetto e le finalità del certificato sanitario, per consolidarne la legittimità democratica. La CdG-N invita quindi l'Esecutivo a valutare, nell'ambito della prevista revisione della LEp, l'opportunità di precisarne il quadro normativo.
La pandemia rappresentava una minaccia per la salute pubblica
Per quanto concerne il criterio dell'interesse pubblico preponderante, per la CdG-N non vi è alcun dubbio: la pandemia rappresentava una minaccia per la salute pubblica. Per la commissione il Consiglio federale, per valutare la situazione epidemiologica, ha fatto bene a basarsi su una combinazione di più indicatori. La CdG-N chiede comunque al governo di redigere un elenco degli indicatori che potrebbero essere utilizzati in futuro in caso di pandemia. I criteri potrebbero inoltre essere precisati nella LEp. Lo scopo è meglio definire il passaggio alla "situazione particolare", o il mantenimento di quest'ultima. Detto ciò, per la CdG-N "le autorità interessate hanno gestito in modo appropriato la questione della proporzionalità delle misure legate al certificato Covid-19". La Commissione sottolinea inoltre l'importanza di tenere presente il contesto di grande incertezza nel quale sono stati decisi provvedimenti.

