
Invece dei terroristi, a finire nel mirino della polizia potrebbero essere gli attivisti politici qualora la Legge federale sulle misure di polizia per la lotta al terrorismo (MPT) dovesse entrare in vigore. Per questo, il comitato contrario composto di PS e Verdi, spalleggiati dalle rispettive formazioni giovanili, raccomanda di respingere - il prossimo 13 di giugno - questa normativa, contro la quale è stato lanciato il referendum.
Le misure mettono in dubbio la presunzione di innocenza
Il comitato del “no” sostiene che le misure incluse nella legge, con la scusa di proteggere la popolazione, mettono in dubbio la presunzione di innocenza: si tratta insomma di un attacco diretto a questo sacrosanto principio, allo stato di diritto e ai diritti umani, si legge in una nota odierna. “Un niet a questa legge non significa la fine degli sforzi della Svizzera contro il terrorismo”, ha spiegato oggi Oleg Gafner, co-presidente dei Giovani Verdi, davanti ai media. Sono senz’altro necessarie misure preventive, ma “non dobbiamo reagire al terrore creando un clima generale di paura e sospetto in Svizzera”. La consigliera nazionale Min Li Marti (PS/ZH) ha affermato che il testo mina la presunzione di innocenza. “Attivisti potrebbero essere considerati potenzialmente pericolosi per aver preso parte ad azioni non autorizzate ma pacifiche”. La distinzione tra un attore pericoloso e un sostenitore innocuo sarà difficile da dimostrare, a suo avviso, ciò che potrebbe sfociare in decisioni arbitrarie. Le misure possono colpire attivisti di associazioni, partiti politici o movimenti sociali che sfidano l’ordine stabilito, “mettendo in discussione valori fondamentali come i diritti umani e la democrazia”, ha sottolineato la consigliera nazionale Léonore Porchet (Verdi/VD). La legge attribuisce anche una competenza giudiziaria a una forza di polizia che potrà pronunciarsi sulla pericolosità potenziale di un cittadino. Le misure di detenzione potrebbero colpire sia un bambino di 12 anni che un ottuagenario, ciò che tra l’altro viola la legge sui minori e la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, ha denunciato Porchet.
Lanciato il referendum
Il referendum è stato promosso dai Giovani Verdi liberali, assieme ai Giovani Verdi, Gioventù socialista (GISO) e Partito Pirata. Può contare sul sostegno del Comitato dei diritti del fanciullo dell’ONU, della sezione elvetica di Amnesty International e di altre organizzazioni. Tra le misure preventive previste figurano ad esempio l’obbligo di presentarsi a un posto di polizia, così come il divieto di avere contatti, di lasciare il Paese, di accedere ad aree determinate oppure in casi estremi la residenza coatta. Particolarmente contestato è il fatto che le misure si applicheranno anche ai giovani a partire dai 12 anni, mentre gli arresti domiciliari saranno applicabili dall’età di 15 anni.
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