
La Lega svizzera dei diritti dell'uomo (LSDU) chiede oggi alle autorità vallesane di "porre immediatamente un termine all'accanimento al quale si dedica il dipartimento della sicurezza del Vallese" nei riguardi di Bernard Rappaz e di accedere alle domande del suo avvocato, volte ad ottenere un'interruzione della pena. Secondo la LSDU, la posizione "estremamente dura e rigorosa" del dipartimento vallesano viola in modo grave il principio della proporzionalità e costituisce un abuso di diritto. L'atteggiamento dell'autorità vallesana, volta ad ottenere l'esecuzione della pena alla quale Rappaz è stato condannato, "pone quest'ultimo nella situazione di essere, di fatto, vittima di torture o perlomeno di trattamenti inumani e degradanti vietati dal diritto". Interrogato dall'ATS, il presidente della Federazione dei medici svizzeri (FMH) Jacques de Haller spiega che l'alimentazione forzata di un paziente recalcitrante richiede il ricorso alla violenza per immobilizzare la persona e non è esente da pericoli per la salute di quest'ultima. "Alimentare con la forza un paziente recalcitrante è un atto di grande violenza, comparabile all'ingrassamento delle oche", sottolinea il medico, aggiungendo che tale nutrizione "può eventualmente essere presa in considerazione per una persona psichicamente malata, ma non può in nessun caso essere imposta ad una persona mentalmente sana". ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

