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Svizzera
L’economia chiede di riaprire dal 1° marzo
Foto CdT/Chiara Zocchetti
Foto CdT/Chiara Zocchetti
Keystone-ats
6 anni fa
Secondo l’USAM e la Camera di commercio ticinese il rispetto delle misure di protezione, i test a tappeto e le vaccinazioni sono sufficienti per poter porre fine alle limitazioni. Regazzi: “La strategia del lockdown ha fallito”

L’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), che raggruppa oltre 230 associazioni professionali e 500’000 PMI, chiede una riapertura dell’economia e della società dal primo marzo. Secondo l’organizzazione delle piccole e medie imprese (PMI), la strategia volta a introdurre misure di semi-confinamento fino alla fine della pandemia è fallita.

Fabio Regazzi: “La strategia del lockdown ha fallito”
Ogni giorno di chiusura supplementare provoca costi e sofferenze immense. “La strategia del lockdown ha fallito. Per questo motivo le PMI e l’USAM chiedono che vi sia posto un termine il primo marzo”, ha spiegato il suo presidente Fabio Regazzi oggi in una conferenza stampa online. Grazie a una protezione mirata e a misure quali la vaccinazione, i test e il “contact tracing”, la libertà economica potrebbe essere nuovamente garantita, ha aggiunto il consigliere nazionale ticinese. Anche per quanto riguarda gli scambi sociali si potrebbe inoltre ritornare gradualmente alla normalità. Stando a Regazzi, l’USAM si aspetta che il programma di vaccinazione venga ultimato entro la fine di giugno.

Occorre una strategia di uscita dalla crisi
Il Consiglio federale deve proporre una strategia di uscita dalla crisi. Le PMI hanno bisogno di prospettive, ha proseguito il parlamentare popolare-democratico. I membri dell’USAM parlano di catastrofe senza precedenti, di crisi di panico e dell’impossibilità di pianificare attività commerciali. La mancanza di comprensione nei confronti delle misure prese finora è aumentata.

Le decisioni del Governo ‘si basano su scenari futuri’
Per il direttore dell’USAM Hans-Ulrich Bigler, le decisioni del Governo non si basano sui fatti, bensì su scenari futuri e privilegiano quelli peggiori possibili. A suo avviso, inoltre i provvedimenti presi si contraddicono. In dicembre il tasso di riproduzione del virus era fortemente relativizzato, mentre il semi-confinamento attuale si basa esclusivamente su questo valore. Nonostante i dati siano stabili o addirittura in leggera diminuzione, vengono introdotte misure “sproporzionate” che ricalcano modelli adottati all’estero.

“Alarmismo”
Secondo Bigler, la politica di comunicazione della Confederazione è ampiamente caratterizzata dall’”allarmismo”. La task force scientifica non consiglia il Consiglio federale, ma lo critica nei media, ha deplorato. L’USAM chiede pertanto misure di accompagnamento immediate affinché le PMI possano riaprire in maniera ordinata, minimizzando i rischi di contagio.

“Flessibilizzazione completa”
Secondo il presidente della Federazione zurighese dell’USAM Werner Scherrer, “una flessibilizzazione completa è necessaria affinché ciascuna impresa possa seguire la propria strada”. A suo avviso, l’obbligo del telelavoro dovrebbe essere abolito immediatamente, visto che non ha portato nulla di positivo, a parte controlli costosi e cavillosi.

La Camera di commercio ticinese appoggia le richieste dell’USAM
Come associazione mantello dell’economia ticinese, la Camera di Commercio CC-TI sostiene la richiesta dell’USAM di riaprire le attività economiche dal prossimo 1° marzo. Secondo l’associazione il rispetto delle misure di protezione (distanze, mascherina, igiene delle mani), il contact tracing, i test a tappeto e le vaccinazioni, dovrebbero infatti permettere di porre fine alle limitazioni attuali. “In questo anno di crisi pandemica”, sottolinea la CC-TI in una nota, “le aziende hanno dimostrato alto senso di responsabilità, rispettando le istruzioni delle autorità e predisponendo le misure di protezione richieste, investendo anche molti soldi. Malgrado questo vi sono state chiusure inspiegabili e contradditorie. È evidente che le misure di gestione della crisi sanitaria vanno decise sulla base di fatti, non di tentativi. E i fatti indicano che, fortunatamente, la curva dei contagi è in calo, che attualmente le strutture sanitarie dispongono delle riserve necessarie, ma, al contempo, che purtroppo una chiusura prolungata ha creato, e sta creando, gravissimi danni economici. Questo non significa non tenere conto delle mutazioni del virus che attualmente preoccupano tutti noi, ma la chiusura ad oltranza non può più essere l’unica strategia”.

Anche se ci si trova in un momento in cui non è possibile dare certezze assolute, le aziende ticinesi “hanno bisogno perlomeno di una prospettiva”, sottolinea la CC-TI, secondo cui è indispensabile che il Consiglio federale dichiari già sin d’ora la riapertura per il prossimo 1° marzo delle attività che garantiscono il rispetto delle norme di sicurezza vigenti.

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