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Svizzera
“Le varianti rappresentano l’80% delle infezioni”
Lara Sargenti
5 anni fa
Gli esperti della Confederazione analizzano la situazione epidemiologica del paese. Mathys: “Ci chiediamo se siamo all’inizio della terza ondata”

“Il numero dei casi è in aumento, la situazione è incerta e ci si pone la domanda se non siamo all’inizio di una terza ondata”. Con queste parole Patrick Matthys dell’UFSP ha aperto la conferenza stampa degli esperti della Confederazione per aggiornare sull’evoluzione epidemiologica in Svizzera e fare il punto della situazione sulla strategia dei test voluta dal Consiglio federale.

Dominano le varianti
Il valore di riproduzione è attualmente a 1,13. “Con questo valore partiamo dal presupposto che tra 4 settimane i casi raddoppieranno”, ha sottolineato Mathys. Le varianti del virus sono ormai diventate dominanti e rappresentano l’80% delle infezioni rilevate, con la variante britannica che domina su tutte. L’esperto ha inoltre rilevato che il numero dei ricoveri non diminuisce più e che attualmente il 67% dei posti in terapia intensiva sono occupati. Non è inoltre stato osservato un ulteriore calo dei decessi, ma “non c’è una sovramortalità”, ha assicurato.

Si punta sulle vaccinazioni
Facendo un confronto con i paesi limitrofi, Mathys ha rilevato che ci sono aumenti significativi in Austria e Italia. “La domanda è se anche la Svizzera avrà un decorso simile”, si è chiesto Mathys, che di fronte a questa situazione “fragile”, ha saluto con favore la nuova strategia di test, che ha l’obiettivo di dare “un contributo significativo al contenimento della pandemia”. Speranze arrivano anche dalle vaccinazioni, anche se la mancanza di dosi per la fascia d’età 50-70 anni permane un problema, ha fatto notare. A suo giudizio è però realistico pensare che entro fine giugno chiunque lo desideri venga immunizzato.

Aperture?
Stuzzicato sull’argomento, l’esperto non si è invece voluto sbilanciare sulle ipotetiche riaperture che il Governo sta valutando, trincerandosi dietro un diplomatico “non spetta a me decidere”. Ma, dal punto di vista epidemiologico, “non è certo la situazione più favorevole per attuare ulteriori passi di apertura”, ha aggiunto.

La strategia dei test si fonda su tre pilastri
Fosca Gattoni, della sezione diritto in materia di agenti terapeutici dell’UFSP, ha spiegato che la nuova strategia dei test si basa su tre pilastri:
1. Il depistaggio delle persone con sintomi deve continuare come prima.
2. Test a tappeto: occorre testare settimanalmente fino al 40% della popolazione mobile, che si sposta per andare a scuola, nelle aziende e nelle istituzioni.
3. Test preventivi individuali (inclusi quelli fai-da te da fare a casa una volta che saranno disponibili)

Quest’ultimo punto è una novità entrata in vigore da lunedì. I test fai da te, hanno annunciato gli esperti, dovrebbero invece essere disponibili in farmacia da aprile. A una domanda diretta di un giornalista riguardo alla mancanza di forniture lamentata negli scorsi giorni dal Ticino, la rappresentante dell’UFSP ha assicurato che “i kit ci sono, arriveranno”. “Bisogna però coordinarsi”, ha puntualizzato Gattoni.

L’esempio dei Grigioni
Il Canton Grigioni ha assunto un ruolo pionieristico in materia di strategia di test di massa e di fronte ai media Martin Bühler, responsabile dello stato maggiore di crisi, ha illustrato alcuni risultati. “I primi progetti pilota sono stati realizzati nel sud del Cantone e hanno avuto un impatto sul numero di casi” ha affermato. Il concetto di protezione prevede, tra le altre cose, indagini su focolai, test ripetuti e approfonditi. Le valutazioni sono ancora in corso, ma Bühler ha evidenziato l’utilità dei test preventivi soprattutto con l’arrivo di molti turisti. “Il numero di casi sarebbe dovuto cambiare in maniera negativa a febbraio, ma non è successo”.

Grazie ai test preventivi effettuati in scuole e aziende “riconosciamo più velocemente le nuove infezioni e siamo in grado di intervenire tempestivamente”. A tal proposito Bühler ha fatto un esempio: “Se prendiamo i casi rilevati nella giornata di ieri (33 in totale), 11 infezioni sono state rilevate presso aziende e una in un istituto scolastico”. Attualmente, ha proseguito Bühler, oltre il 95% delle scuole partecipano ai test di massa. Anche la partecipazione delle aziende è buona. 1’121 imprese si sono annunciate per fare i test, con oltre 22mila collaboratori coinvolti. Dai test effettuati sono stati riscontrati 131 casi positivi asintomatici.

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