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Le... mille e una truffa: svizzero arrestato a Dubai
Le... mille e una truffa: svizzero arrestato a Dubai
Le... mille e una truffa: svizzero arrestato a Dubai
Redazione
10 anni fa
Un imprenditore elvetico è finito nei guai nell'ambito di un'inchiesta sulla truffa dei distributori d'oro

Si sa, a Dubai e ad Abu Dhabi non si bada a spese quando si tratta di lusso. Anche un semplice distributore automatico potrebbe apparire fuori posto nelle strade percorse ogni giorno da facoltosi uomini d’affari e altrettanto facoltosi sceicchi. Da qui l’idea della Gold AE, che ha deciso di installare negli Emirati nove automatici decisamente sopra gli standard.

Da questi distributori era possibile sia prelevare monete d'oro sia effettuare dei versamenti. Ma... non è tutto oro quel che luccica. Ed è proprio il caso di dirlo visto che la Gold AE è fallita circa due anni fa risucchiando gli 'spiccioli' di chi ha effettuato un pagamento tramite questi macchinari: 30 milioni di dollari, mai arrivati a destinazione e mai rimborsati.

Come riferito dal Tages Anzeiger, il crack della Gold AE è uno dei casi più eclatanti di truffa venuti alla luce negli Emirati Arabi Uniti. E nella vicenda è rimasto coinvolto anche un cittadino svizzero, l’imprenditore zurighese Martin Bucher, arrestato lo scorso dicembre. L’uomo è stato nel frattempo rilasciato ma per due mesi gli sono stati ritirati documenti e gli è stato impedito di lasciare il Paese.

A dicembre Bucher è comparso davanti ai giudici del Dubai International Financial Center (DIFC) come testimone chiave nel procedimento aperto contro lo sceicco Sultan bin Khalifa bin Sultan Shakhboot al Nahyan, dirigente della Gold AE e cugino del presidente degli Emirati arabi uniti (che svolge anche la funzione di primo ministro di Abu Dhabi).

“Ero terrorizzato, sapevo che la situazione era davvero pericolosa”, ha detto Bucher, che durante una pausa del dibattimento è stato avvicinato e minacciato da alcuni agenti di sicurezza dello sceicco.Nel video del processo, reperibile su Youtube, si può udire il giudice rassicurare l'uomo d'affari elvetico: “Finché si trova in aula come testimone in mia presenza lei è al sicuro”. Ma dopo la sua deposizione l’uomo è stato tradotto in carcere. “Mi hanno incatenato mani e piedi e trasferito più volte nell'arco di tre giorni”, ha affermato il 44enne zurighese. Il DFAE ha confermato la presenza di un cittadino svizzero nelle prigioni degli Emirati e l’apertura nei suoi confronti di un procedimento penale per calunnia.

Districando i fili di questa matassa si scopre che la Gold AE è una “società figlia” della Gold Holding, una società nel cui Consiglio di amministrazione siede dal 2012 lo stesso Bucher. Tra il fondatore della Gold Holding Abu Al Haj e il presidente del CdA, lo sceicco Sultan bin Khalifa, vi sarebbero state diverse tensioni (si mormora a proposito della conduzione della società), sfociate in un vero e proprio ‘colpo di Stato’ nel marzo del 2015. Durante una riunione-lampo del consiglio di amministrazione, approfittando dell’assenza del rivale, lo sceicco ha defenestrato senza troppi complimenti Al Haj. “Chi osava aprire bocca veniva cacciato”, ha detto Bucher, che in seguito a quella ‘notte dei lunghi coltelli’ in salsa arabeggiante era stato promosso a capo delle finanze della holding. 

Qualche mese dopo, il crack della Gold AE. La colpa, ovviamente, è stata scaricata dallo sceicco su Al Haj, che ha deciso di passare al contrattacco denunciando il suo detrattore in una causa milionaria. E nel mezzo di questa faida è finito il manager zurighese, il testimone chiave. Che spera di lasciare al più presto gli Emirati.

(Foto: Tagesanzeiger.ch)

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