
Le pari opportunità sono più uno slogan che una realtà, secondo la consigliera federale socialista Elisabeth Baume-Schneider. "Attualmente assistiamo a un ritorno della misoginia e del maschilismo, il sessismo e i pregiudizi stereotipati non sono solo tollerati, ma apertamente mostrati".
"Le donne non sono al sicuro"
"Oggi le donne non possono essere sicure di godere degli stessi stipendi, delle stesse cure mediche, delle stesse opportunità di formazione e delle stesse pensioni degli uomini", ha dichiarato oggi la responsabile del Dipartimento federale dell'interno (DFI) in occasione del congresso del partito socialista che si tiene a Sursee (LU). E soprattutto, "le donne non sono al sicuro". Nel corso di quest'anno, 22 donne sono già state vittime di atti di violenza commessi da uomini. "Questa cifra intollerabile ci fa venire i brividi", ha dichiarato Baume-Schneider. "Non si tratta di casi isolati, ma di un problema sociale". La consigliera federale ha parlato di una "grave crisi che deve essere affrontata in modo rapido, deciso e globale".
"Un anno di violenza"
Per la copresidente del PS Meyer, il ritorno a una violenza socialmente accettata è iniziato con l'elezione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. A ciò è seguito un "anno di violenza". Una "violenza di stampo maschile in tutte le sue forme" permea la società e coinvolge anche la politica svizzera, in particolare l'UDC, ha aggiunto Meyer, che "attacca con una retorica brutale" tutti coloro che non possono difendersi. Per l'altro copresidente del PS Wermuth, questo sviluppo ha anche a che fare con la concentrazione di denaro e potere nelle mani di una minoranza. La politica in Svizzera è orientata in maniera unilaterale verso gli interessi dei ricchi e delle grandi imprese. Tuttavia, i "super ricchi" rappresentano un pericolo, una minaccia per la libertà, la democrazia, il benessere e il clima, perché possono acquistare influenza politica.
Questione lingue nazionali
Nel corso del congresso del partito, la consigliera federale giurassiana si è anche espressa sulle lingue nazionali. È importante "che non viviamo solo l'uno accanto all'altro, ma che continuiamo a comprenderci", ha dichiarato, sostenendo ancora una volta che gli alunni alla scuola elementare imparino una seconda lingua nazionale oltre alla propria. Baume-Schneider si è anche mostrata sorpresa per le discussioni nella Svizzera tedesca sull'insegnamento del francese. "La questione della lingua nazionale mostra molto concretamente quanto ci sta a cuore la coesione", ha dichiarato.

