
È di oggi, mercoledì, la notizia che nei prossimi quattro anni la Posta chiuderà circa 170 filiali gestite in proprio. Questo significa che entro il 2028 rimarranno 2'000 sedi dotate di personale di cui 600 uffici postali, come annunciato dallo stesso Gigante giallo. A Berna Gianni Righinetti ha interrogato in merito la politica federale, in particolare la consigliera nazionale Greta Gysin (Verdi), il consigliere nazionale Simone Gianini, il consigliere nazionale Lorenzo Quadri (Lega dei Ticinesi) e il consigliere nazionale Bruno Storni (PS).
Gysin: "La posta prenda sul serio la sua responsabilità sociale"
"La strategia della Posta è chiara", esordisce Gysin. "Da tempo vediamo questa evoluzione e la chiusura di uffici postali è anche dovuta a dei cambiamenti delle abitudini e della società. C’è un po’ di rammarico per la velocità con cui arriva questa nuova ristrutturazione e sarà assolutamente importante controllare e accompagnare da vicino in maniera che non ci siano licenziamenti. Nel caso in cui dovessero essercene che ci siano dei piani sociali adeguati e che la posta prenda sul serio la propria responsabilità sociale anche come datrice di lavoro esemplare. Inoltre bisogna continuare a garantire il servizio pubblico anche nelle regioni periferiche e per le persone che fanno più fatica a muoversi, in particolare agli anziani e ai disabili".
Gianini: "Vogliamo ricordare che al vertice c'è l'ex presidente del PS?"
Secondo Gianini non è "una decisione in sé non del tutto inattesa. Effettivamente il trend è quello di un minore utilizzo della carta e degli uffici postali, ma che richiama grande attenzione, grande prudenza e probabilmente anche un po’ di preoccupazione, soprattutto per quei comuni e quei cantoni che ancora contano sulla presenza fisica della Posta come servizio universale. In questo senso bisognerà prima di tutto porre il giusto accento anche a livello federale sulla gestione della Posta e di questo progetto di risparmio. Tra l’altro la Posta attualmente è diretta a livello presidenziale dall’ex presidente del PS svizzero, quindi si immagina che ci sarà anche la giusta sensibilità in questo senso. D’altro canto, come Parlamento, bisognerà riuscire a dare alla Posta, nell’ambito della revisione della legga sulla Posta e sul servizio universale dei chiari mandati e limiti per far sì che da un lato riesca a mantenere i conti in ordine, ma dall’altro non vada a rovinare il rapporto coi cantoni, coi comuni, con l’utenza e quindi col servizio pubblico".
Quadri: "Tendenza allarmante, ora la politica deve intervenire"
La tendenza è abbastanza allarmante nella misura in cui la Posta smette di fornire il servizio pubblico postale, ma si concentra su altre attività che ritiene lucrative per sé medesima, ma non nell’interesse del cittadino. Oltretutto si nota una forzatura nella digitalizzazione, nel senso di voler spingere sempre di più l’utenza verso procedure digitali che crea anche un fossato digitale tra la popolazione che lascia indietro quelle persone, in particolare gli anziani, che non hanno dimestichezza con queste nuove tecnologie che non sono da servizio pubblico. Questa è l’azienda che fa un servizio a sé stessa. La politica deve intervenire per rimettere la chiesa al centro del villaggio.
Storni: "Non c'è più la domanda di prima, ma urgono soluzioni"
Storni ricorda che "tra i vari mandati la Posta deve fornire dividendi alla Confederazione e ha carta bianca. Chiaramente cerca di ottimizzare e in questo senso dove non c’è più un ritorno economico negli uffici postali ha la tendenza a chiuderli e a trasformarli in agenzie. Sono 170 gli uffici postali che vogliono trasformare: questo non è ideale, bisogna trovare delle alternative. Sicuramente non c’è più la richiesta delle buste, sappiamo il mercato è diminuito di molto, non mandiamo più lettere o cartoline. Però nelle regioni periferiche bisogna trovare delle soluzioni dove si fanno degli uffici dove c’è un servizio comunale, c’è ancora il servizio postale. Comunque bisogna avere una presenza sul territorio come servizio alla popolazione".

