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Berna
Le centrali nucleari di Gösgen e Leibstadt possono restare in funzione per 80 anni
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Ats
4 ore fa
Secondo il Consiglio federale, un esercizio a lungo termine è tecnicamente possibile e anche redditizio

Un esercizio a lungo termine fino a 80 anni delle centrali nucleari di Gösgen e Leibstadt è tecnicamente possibile e anche redditizio. Lo indica il Consiglio federale in un rapporto adottato oggi.

Le centrali nucleari in Svizzera dispongono di autorizzazioni di esercizio a tempo indeterminato e possono rimanere in funzione fintantoché la loro sicurezza è garantita, ricorda il documento. Le aziende elettriche prevedono una durata di esercizio di circa 60 anni. Un lasso di tempo considerato fattibile sul piano tecnico ed economicamente sostenibile anche dall'Ufficio federale dell'energia (UFE), che si è espresso in merito nel 2024.

Il nuovo rapporto, che si concentra sulle sole centrali di Gösgen e di Leibstadt, conclude che entrambe potrebbero restare in funzione fino a 80 anni in modo economicamente sostenibile. Tenendo conto della prevista evoluzione dei prezzi dell'elettricità, gli investimenti necessari per prolungarne l'attività - tra 700 milioni e 1,2 miliardi di franchi - dovrebbero infatti poter essere ammortizzati, e ciò senza sussidi pubblici. Al momento, inoltre, non è prevista la sostituzione di componenti chiave come il contenitore del reattore.

I principali rischi non economici riguardano invece incertezze in ambito politico e normativo, ad esempio in caso di chiusura anticipata della centrale o di requisiti di sicurezza più severi. Per questo il Consiglio federale ritiene essenziali regole stabili e una posizione politica chiara.

Se contro ogni aspettativa dovessero tuttavia emergere problemi di redditività, Berna potrebbe valutare aiuti statali mirati. Questi potrebbero assumere la forma di contratti bidirezionali per differenza («premio di mercato fluttuante») o contributi agli investimenti.

Il rapporto evidenzia anche che, da qui al 2060, la Svizzera rischia di aumentare la propria dipendenza dalle importazioni di elettricità, soprattutto in inverno. Secondo gli scenari analizzati, il prolungamento dell'attività delle centrali nucleari esistenti e lo sviluppo delle energie rinnovabili potrebbero ridurre questo rischio, mentre nel lungo periodo anche la costruzione di una nuova centrale nucleare potrebbe rafforzare la sicurezza dell'approvvigionamento. Una valutazione più approfondita di questi aspetti sarà effettuata nell'ambito delle cosiddette Prospettive energetiche 2060.

Il rapporto adottato oggi si concentra principalmente sui rischi finanziari legati a un'estensione fino a 80 anni della durata di vita delle centrali nucleari e presenta anche diversi scenari sull'approvvigionamento elettrico. Non affronta invece la questione, tuttora irrisolta, dello smaltimento delle scorie radioattive. Quanto ai rischi per la popolazione, il documento afferma che, grazie a importanti interventi di ammodernamento, le centrali nucleari svizzere garantiscono «un buon livello di sicurezza nel confronto internazionale».