
Sia UBS sia la maggior parte delle banche orientate al mercato interno sarebbero in grado di sopportare le perdite in caso di «scenari avversi rilevanti». È quanto mette in evidenza la Banca nazionale svizzera (BNS) nel suo ultimo rapporto sulla stabilità del sistema finanziario elvetico, pubblicato oggi. «Nel complesso, il settore bancario svizzero è ben preparato per far fronte alle difficoltà del contesto attuale», scrive nel documento l'istituto di riferimento. Allo stesso tempo, ammette, la situazione resta difficile, a causa del conflitto in Medio Oriente, delle tensioni legate al commercio internazionale e delle incertezze geopolitiche e macroeconomiche.
Reddittività
La redditività del settore, prosegue la BNS, è complessivamente migliorata nel 2025. Grazie alle loro riserve di capitale e di liquidità le banche non risultano solo resilienti, bensì possiedono anche un'ampia capacità di erogazione di prestiti. L'andamento è tuttavia stato diverso per i tre istituti di importanza sistemica orientati al mercato interno. La redditività di PostFinance e della Banca cantonale di Zurigo (ZKB) è infatti aumentata, mentre è calata quella del gruppo Raiffeisen.
UBS è conforme, per ora
Per quanto riguarda UBS, invece, lo scorso anno la sua capacità di generare utili è migliorata grazie ai rendimenti delle attività di gestione patrimoniale e di investment banking. La banca, sottolinea inoltre la BNS, supera già i requisiti patrimoniali previsti dalla vigente regolamentazione too big to fail nella loro applicazione integrale, che diverrà vincolante a inizio 2030, al termine del periodo transitorio concesso dalla Finma dopo l’acquisizione di Credit Suisse. Questi requisiti non tengono però conto delle nuove misure proposte dal Consiglio federale in aprile: su quel fronte la BNS rileva che, secondo i calcoli pro forma delle autorità e includendo le riserve disponibili, UBS dispone già di capitale sufficiente.
Banche orientate al mercato interno
Le prove di stress della BNS rilevano che le banche orientate al mercato interno possiedono riserve di capitale in grado di sostenere l'impatto economico di scenari di crisi senza ridurre l'erogazione di crediti. Tali istituti rimangono tuttavia particolarmente vulnerabili a un potenziale marcato rialzo dei tassi d'interesse associato a una correzione dei prezzi sul mercato immobiliare svizzero. Sul fronte della liquidità, gli eventi del 2022-2023 in Svizzera e negli Stati Uniti hanno mostrato che i deflussi di fondi possono esaurire rapidamente le riserve, anche se ingenti.
Alcuni istituti potrebbero anche incorrere nel rischio di carenze di liquidità in valute estere, sottolinea la BNS. «È quindi essenziale che le banche preparino sufficienti garanzie ammissibili per l'accesso al sostegno della BNS (schema di liquidità esteso, SLE) e, se del caso, delle banche centrali estere».
Intermediari
Infine, l'istituto aggiunge che gli intermediari finanziari non bancari (IFNB) - ovvero fondi di investimento, casse pensioni e compagnie assicurative - «svolgono un ruolo importante nel sistema finanziario svizzero, con possibili implicazioni per la stabilità finanziaria». Esistono infatti forti interdipendenze tra il settore bancario elvetico svizzero e gli IFNB sia residenti che esteri. Questi ultimi sono collegati principalmente a UBS, a causa delle sue dimensioni, della sua vasta gamma di attività e del suo profilo internazionale. Gli attivi finanziari degli IFNB svizzeri sono «considerevoli»: secondo i dati raccolti regolarmente dalle autorità a fine 2025 corrispondevano complessivamente al 554% del Pil svizzero ovvero al 171% degli attivi finanziari del settore bancario elvetico.

