
I consigli d’amministrazione delle aziende svizzere sono parecchio pessimisti riguardo alle prospettive dei prossimi dodici mesi. Il colpevole, rileva uno studio, è il coronavirus: l’epidemia lascia presagire conseguenze economiche brutali in diversi settori. L’indagine è stata realizzata da swissVR, associazione che raggruppa membri di vari organi di sorveglianza. Secondo un comunicato, i rami più toccati dalla crisi saranno turismo, alberghiero e ristorazione.
Più ottimismo si staglia all’orizzonte in campi quali le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, così come per farmaceutica e sanità. In generale comunque, più della metà delle persone che occupano una poltrona in un Cda si attendono un deterioramento dell’economia. Il 37% ritiene invece che il futuro non sarà né migliore né peggiore, mentre è esigua la percentuale - 8% - di chi ipotizza un contesto più florido, mette in luce la ricerca alla quale hanno partecipato anche la società di consulenza Deloitte e l’Alta scuola specializzata di Lucerna.
Si osserva più equilibrio nelle risposte dei membri dei Cda se interpellati sulla propria società. La quota di chi mette in conto un’evoluzione negativa scende al 23%, quella di chi se ne aspetta una positiva sale a quasi un terzo. La maggior parte, ovvero il 47%, prevede un andamento senza scossoni. Lo studio, condotto in luglio su un campione di 457 partecipanti, ha anche sollecitato i piani alti sulle lezioni che si possono trarre dall’attuale crisi. Gli interrogati hanno citato la digitalizzazione crescente, il rafforzamento della resilienza, nuovi modelli lavorativi, così come una migliore pianificazione della liquidità.
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