
Le associazioni si dicono favorevoli alla modifica della legge sull'imposta preventiva e alla riforma dell'AVS, mentre suggeriscono invece di respingere l'iniziativa sull'allevamento intensivo. A presentare le proprie opinioni ai media a Berna sono state Economiesuisse, Unione svizzera delle arti e mestieri (Usam), Unione svizzera degli imprenditori e Unione svizzera dei contadini (Usp). Con l'apparizione congiunta si è voluto lanciare un segnale di unità sui dossier economici.
Le motivazioni
Secondo il presidente di Economiesuisse Christoph Mäder, della nuova legge sull'imposta preventiva potranno approfittare le casse di Confederazione, Cantoni e Comuni. Già cinque anni dopo l'introduzione della nuova norma a livello federale si calcolano maggiori entrate per 350 milioni di franchi. Tutta la Svizzera ne trarrebbe vantaggio, ha sostenuto, stando alla versione scritta del suo intervento. Riguardo all'AVS, il presidente degli imprenditori Valentin Vogt ha sottolineato che la previdenza attualmente soffre a causa dei cambiamenti demografici. La riforma proposta è "un buon compromesso svizzero". La Svizzera “ha bisogno di questa riforma", ha aggiunto il presidente dell'Usam Fabio Regazzi, che critica la sinistra di lottare contro tale compromesso per ragioni puramente ideologiche e calcoli politici.
"No" all'iniziativa sull'allevamento intensivo
La produzione indigena verrebbe invece fortemente indebolita dall'iniziativa sull'allevamento intensivo, ha messo dal canto suo in guardia il presidente dell'Usp Markus Ritter. Non ci sarebbe più possibilità di scelta per i consumatori e i prezzi per le derrate di origine animale salirebbero alle stelle, ha proseguito. Per quel che riguarda allevamenti di pollame e di maiali, l'asticella "sarebbe messa così in alto, che la maggioranza delle attività getterebbe la spugna".

