
L’idea che venga trovata una soluzione a livello nazionale, affinché i lavoratori distaccati debbano sottostare al salario minimo stabilito da quei Cantoni che lo applicano non piace alla Commissione dell’economia degli Stati (CET-S) che propone, per la seconda volta al plenum, di non entrare nel merito del progetto di legge frutto di una mozione dell’ex “senatore” Fabio Abate (PLR/TI).
Qualora il plenum dovesse confermare questa raccomandazione negativa (8 voti a 4), il progetto di legge sarebbe definitivamente liquidato. In una nota odierna dei servizi parlamentari, la CET-S si dice convinta che per attuare i desideri della mozione i Cantoni abbiano i mezzi per farlo. I Cantoni che applicano il salario minimo hanno insomma già la possibilità di applicarlo a tutti i lavoratori attivi sul territorio. Non è quindi necessario ricorrere al diritto federale per regolare questo problema. Una minoranza della commissione pensa invece che una soluzione nazionale rafforzerebbe al sicurezza del diritto.
Lo scorso marzo, il Consiglio nazionale aveva accolto il progetto di legge - 106 voti a 77 (5 astenuti) - in base al quale i lavoratori distaccati dovrebbero, in futuro, sottostare al salario minimo stabilito da quei Cantoni che lo applicano. La revisione della legge sui lavoratori distaccati vincola in particolare i datori di lavoro stranieri al rispetto di possibili salari minimi cantonali. In aula, il presidente dell’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM), Fabio Regazzi (Centro/TI), aveva invitato i colleghi ad approvare una legge che creerà, a suo avviso, uguali condizioni per tutti, facendo in modo che le società estere che distaccano collaboratori in Svizzera, e in particolare nel Ticino, possano venir favorite grazie al mancato rispetto dei salari minimi decisi a livello cantonale. Per Regazzi si tratta di evitare distorsioni alla concorrenza che discriminano le imprese svizzere, fermo restando che il progetto non impone salari minimi ai cantoni che non li applicano.
Alla base della mozione Abate del 2018 vi è l’introduzione, nei cantoni di Neuchâtel, Giura, Ticino (cui si sono aggiunti nel frattempo Ginevra e Basilea Città), di leggi sul salario minimo per contrastare il dumping sociale e salariale. La revisione della legge prevede la possibilità di imporre ai datori di lavoro esteri che inviano i propri dipendenti in Svizzera anche il rispetto delle condizioni salariali minime prescritte a livello cantonale. Questo aspetto non è al momento regolato nella Legge sui distaccati (LDist).
Per rispettare le norme salariali, le aziende e i relativi lavoratori dislocati dovrebbero rientrare nel campo d’applicazione delle leggi cantonali in materia. Il rispetto delle disposizioni sarebbe controllato dai Cantoni in base al diritto cantonale. Il progetto tiene conto della ripartizione delle competenze tra Cantoni e Confederazione stabilita nella Costituzione federale e garantisce l’osservanza del principio di non discriminazione sancito nell’Accordo sulla libera circolazione tra la Svizzera e l’UE.
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