
Ancora non si sa se la Svizzera chiederà l’estradizione di M.J., il 27enne cittadino svizzero arrestato in Francia il 7 ottobre scorso con l’accusa di terrorismo (vedi articoli suggeriti).
Il sedicente imam, che ha vissuto diversi anni nel Canton Vaud beneficiando dell’assistenza pubblica, è sospettato di aver pianificato un attentato a Nizza, già teatro della strage del luglio del 2016 costata la vita a 86 persone. Durante i suoi anni di residenza a Yverdon e Losanna era entrato in contatto con alcuni membri dell'organizzazione "Lies!", ma non si sa se abbia effettivamente distribuito delle copie del Corano per le strade vodesi. "Per lui lavorare era troppo impegnativo", ha confidato il fratello a Le Temps.
Il 27enne e da circa un anno nel mirino del Ministero pubblico della Confederazione (MPC), che ha aperto un procedimento penale a suo carico per sospetta violazione della Legge federale che vieta i gruppi “Al Quaeda” e Stato islamico”.
Stando a quanto riferito dalla Neue Zürcher Zeitung, se M.J. fosse processato e condannato in Francia rischierebbe una pena fino a sei volte superiore a quella che gli verrebbe inflitta in Svizzera. In Francia, ad esempio, è punibile anche l’intenzione di compiere un attacco terroristico e il legislatore prevede pene molto più severe per i reati legati al terrorismo islamico.
Il Ministero pubblico della Confederazione non ha voluto anticipare nulla ma il quotidiano zurighese ritiene che la palla possa restare ai francesi.
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