Cerca e trova immobili
Inverno
L'autunno mite e bagnato complica la produzione di neve artificiale
© Crinari
© Crinari
Redazione
2 anni fa
Le stazioni sciistiche dipendono sempre di più dalla neve artificiale a causa delle nevicate sporadiche. Le temperature miti e l'umidità recente stanno rendendo difficile la produzione di neve, spingendo a studiare alternative come la conservazione della neve per la stagione successiva.

Con le nevicate sempre più sporadiche le stazioni sciistiche - in particolare alle basse quote - dipendono sempre più dalla neve artificiale. A quote più elevate, questa inizia a venir prodotta già durante l'autunno tramite la proiezione di microgocce d'acqua nell'atmosfera, le quali si trasformano poi in cristalli di ghiaccio su cui si depositano via via altre gocce d'acqua. Tuttavia - spiega l'Istituto per lo studio della neve e delle valanghe (SLF) - la creazione di neve artificiale richiede delle condizioni ben precise, specie se durante l'intero processo si vuole mantenere un impatto energetico ridotto: basse temperature unite ad un clima asciutto. Più l'aria è umida, infatti, più fredda deve essere la temperatura per trasformare le minuscole gocce d'acqua in cristalli di neve. Al contrario, più è secca l'aria, più alta sarà la temperatura limite per la produzione di neve, che sospesa nell'aria sarà in grado di raffreddare l'ambiente circostante e di favorire il processo di creazione della neve. In termini di temperatura di bulbo umido (ovvero la temperatura raggiunta da una massa d'aria se l'acqua viene fatta evaporare fino a saturarla di umidità), per rendere possibile il fenomeno è necessario un valore inferiore a -2,5°C. 

Un autunno mite e umido in montagna

In montagna le ultime due settimane sono però state caratterizzate da temperature miti e superiori alla media, nonostante il mese di ottobre sia iniziato con temperature inferiori alla media. Non solo le temperature sono state miti nelle ultime settimane, ma c'è anche stata una successione di masse d'aria marittimo-subtropicali, sempre piuttosto umide, dovute all'arrivo di fronti caldi. La temperatura di bulbo umido è quindi risultata piuttosto elevata. Dal 7 ottobre, ad eccezione di alcuni giorni, si è pertanto dovuto salire fino all'altitudine della stazione Jungfraujoch, oltre i 3'500 m, per trovare condizioni che permettessero di produrre neve artificiale. Un'altitudine decisamente troppo elevata per la maggior parte delle stazioni sciistiche. Fino a inizio novembre la situazione dovrebbe inoltre rimanere quella attuale, con un'umidità piuttosto fredda che si aggirerà sull'Europa sud-occidentale, mantenendo l'aria mite e umida sulle Alpi.

Soluzioni alternative

La produzione di neve artificiale richiede inevitabilmente energia e acqua e per ridurre il suo impatto si stanno studiando delle alternative. L'SLF, sta infatti studiando la “conservazione della neve”: si tratta di coprire la neve in primavera, che in genere è abbondante in alta quota, per conservarla per la stagione successiva e poterla utilizzare per iniziare a preparare le piste. Ad Adelboden e Davos, ad esempio, era stata accumulata neve già lo scorso anno per preparare le piste per l'inverno 2024-25.